Sacche di plasma finite nei rifiuti: l’Aoum attribuisce le criticità alla vecchia gestione

L’azienda ospedaliera sottolinea che i problemi non sono riconducibili a carenze strutturali o a insufficienza di personale

L’Azienda ospedaliero-universitaria delle Marche (Aoum) interviene sulle polemiche riguardanti circa 300 sacche di plasma da 250 grammi ciascuna finite nei rifiuti, attribuendo le responsabilità alla precedente gestione del Dipartimento regionale di medicina trasfusionale delle Marche.

Secondo l’Aoum, le criticità non derivano da carenze strutturali o insufficienza di personale, ma piuttosto da una rimodulazione organizzativa inadeguata e da una gestione delle risorse umane non efficiente, non coerente con la dotazione prevista.

Recentemente sono emerse email dell’ex direttore dell’Officina, in cui si richiedeva di bloccare i prelievi per problemi operativi, legati anche alla carenza di personale, che rendeva impossibile lavorare e congelare le sacche nei tempi stabiliti.

L’Aoum precisa invece di aver rafforzato progressivamente l’organico, garantendo la copertura completa della dotazione autorizzata, composta da 22 tecnici e 2 coordinatori, ricorrendo anche a strumenti di flessibilità organizzativa e prestazioni aggiuntive.

Riguardo alla nomina della dottoressa Giovanna Salvoni a capo dell’Officina trasfusionale, criticata dal centrosinistra per il suo ruolo nel Centro regionale sangue, l’Azienda sottolinea che si tratta di una professionista con esperienza consolidata e incarichi di responsabilità a livello regionale.

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