L’Arena eternamente Donna: la Vedova Allegra sposa il gran pubblico e ‘blinda’ la cassa di Pontevedro-Mof

L’ingresso alla terza recita de ‘La Vedova Allegra’

Sferisterio Story. Una lunga cavalcata tra grandi nomi e vicende da prima pagina che fecero conoscere (positivamente) il nome di Macerata nel mondo. Un ritorno ‘difficile’ ma superato…

Lo confesso. Come Roberto Murolo al quale faceva musicalmente paura tornare nella sua Napule post guerra, ho rimandato anch’io negli ultimi anni: l’ultima volta e’ stata per il Macbeth by Sergio Rubini assieme al caro indimenticabile Rodolfo Craia. Lo Sferisterio, la mia Napule, personalissimo Munasterio ‘e Santa Chiara, ‘tenendo’ come Murolo ‘lo core scuro scuro’ e pensando ‘ ogne sera, a comm’era…’. 

E com’era, anzi com’eravamo noi e Macerata attorno all’Arena dagli anni 80 e prima ancora fino a poco fa, basta visitare la mostra fotografica che gli attuali reggitori del 61. Mof (Macerata Opera Festival) hanno voluto. Atteggiamento raro e sorprendente anche in riferimento al passato.

L’operetta -per anni appannaggio del teatro Verdi di Pollenza in contemporanea con la stagione lirica- non era mai stata in cartellone ad eccezione di quella incantevole favola in musica de La Gatta Cenerentola del napoletano Roberto De Simone. Gia’, il cartellone dello Sferisterio che come il sangue di San Gennaro a Napoli sgorgava miracolosamente ‘vivo’ grazie al prodigio di tre laicissimi ‘santi’: Carlo Perucci, Davide Calise e Rodolfo ‘Fofo’ Pieroni. I primi due miei fraterni inimici: l’altra sera mi ha fatto tenerezza leggere i loro nomi (e quello di Fofo) come divinita’ eponime di diversi spazi in Arena. Davide fu anche il primo dei miei querelanti nelle Marche -una via lattea, in seguito- ma poi con Carlo (che partendo per Verona mi concesse l’esclusiva di un’intervista a compendio della sua attivita’ infinita di fondatore) una vera amicizia! E Fofo: il maestro di Claudio Orazi ora Genova che riusci’ a Parigi a portare a casa sul finire di una cena silenzìosa con Svoboda il celebre Specchio di Traviata! Ancora: Gian Paolo ‘Micio’ Projetti, il vice Di Perucci e molto altro. E Raffaele Curi -Oscar con ‘I Giardini dei Finzi-Contini’ di De Sica -il pierre di due stagioni ‘mondiali’ con Boheme by Ken Russell (Mimi’ che muore per overdose fu un mio scoop) in prima pagina fin nella lontana Australia. E quel palco centrale, io e Montserrat Caballe’ che amava Macerata come la Spagna! In scena il divino Nurejev. Ed una sera sul palco a sorseggiare champagne Susanne Sarandon fu ‘immortalata’ su input di Curi da Carlo Gentili ultimo erede del fotoreporter per antonomasia Pietro Baldoni from Casette il cui spirito abita ancora queste scalee.

Ancora, ancora. Dario Argento -ospite di Bernardo Cherchi direttore di Villa Quiete nobile location post teatro- dal Rigoletto ‘rifiutato’ in extremis perche’ il vampiro morde e vuole sangue e lui per legittima revanche ci fa un film (‘Opera’) deducato allo Sferisterio! E Laura Antonelli per il cui arrivo -in lievissimo ritardo- l’orchestra si fermo’ per ripartire dall’inizio! Fatto senza precedenti in 61 anni. Come Perpetua toccando inoltre un tasto dolorante, nel 1995 la serata ‘nera’ di Tosca quando nel gran finale uno dei gambali di Armiliato/Cavaradossi viene trapassato dai feltrini infuocati (forse troppo pressati?) dei fucili del plotone d’esecuzione. Il pubblico ignaro ‘applaudi’ -la scena era riuscita perfettamente! – io, in prima fila sobbalzai per il botto impressionante. Vidi cosi’ Tosca/ Kabaivanska portarsi le mani al viso, prima ad accorgersi del dramma costato perone e tibia al tenore.

Troppo per i deboli di cuore, troppo per sostenere la tracimazione dei riti dello Strapaese, gran pavese al vento impetuoso pure della campagna elettorale.

Tornare allo Sferisterio significava dunque per me camminare sopratutto -evitando pazientemente queste ‘buche’ da superstrada 77- sulle pagine di una storia infinita. Come per Murolo anche il rischio che il vecchio cuore dell’ex giovane capo del “Messaggero” edizione Marche ‘si schiantasse’ per tanti mutamenti generazionali.

Eppoi nell’ex cafe’ quelle foto di 40/45 anni, i colori quasi ormai sul disfacimento, quelle foto da vecchio palco della Scala… Il dottor Severini, il ‘signor Romcaffe”, Giovanni Spadolini  presidente del Senato con Treia nel cuore, Vittorio Sgarbi e Curi belli e giovani nei loro trent’anni, Ken Russell, Adolfo Guzzini, Giorgio Pagnanelli (ieri il 21esimo della scomparsa), il sindaco Carlo Cingolani e tanti altri come nel finale di Shining di Stanley Kubrick.

La Vedova Allegra, per questo ritorno a Napule, cioe’ in Arena ci voleva L’operetta per eccellenza, in 120 anni piaciuta a tutti perfino ad Adolf Hitler nonostante che gli autori fossero ebrei. Un allestimento davvero degno dei 90 metri del palco. “Audaci” per dirla con Evio H. Ercoli, una definizione che allora tanto piacque a mister Frau, Franco Moschini e che fu fatta propria e resa azione viva da Orazi, genius loci.

Per la Vedova allegra ed elegante fuochi d’artificio: regia esuberante, costumi e scenografia come sopra e in piu’ la leggera ruffianissima ‘sovrapposizione’ in lingua napoletana (e dai) da parte del Cancelliere d’Ambasciata del Pontevedro (o Spaccanapoli?). Che tra le ballerine di chez Maxim’s attorno al conte Danilo inserisce pure Concettina partenopea doc: sciantosa con le pariginissime DoDo, LoLo, Mimi’, Fru Fru e similari. 

Gia’, Donne Donne eterni Dei. Non e’ l’Arena Donna?! In platea l’on. Irene Manzi: “Mi e’ piaciuto il 2. atto, piu’ pieno del 1. ma certo il 3. e’ stato esplosivo!”. La prof. Daniela Meschini, scrittrice: “Tutto spettacolo, musica, ballo et cetera ma qualcosa avrei tagliato rispetto alla partitura originale, nel 2. atto magari”.

Per l’antico ex impianto della palla al bracciale – sabato sera sold out- da dove partivano gli aerostati e si esibivano in calzamaglia i forzuti del secolo scorso e il Circus di Buffalo Bill e Toro Seduto, una serata magica scampata al meteo instabile. 

All’uscita nel foyer Perucci, una colonna senza scricchiolii nei lunghi decenni che qui abbiamo a volo di..jet sintetizzato: Enzo Gironella, responsabile del Cafe’ dello Sferisterio. Il saluto e’ da reduci (sopravissuti) ovviamente! Si chiuda l’invisibile sipario. Per la Vedova Allegra, ultima recita sabato prossimo, operazione riuscita: tre esauriti per blindare la gia’ brillante ‘cassa’ del Mof avviato verso record d’incasso, meteo permettendo -tocchiamo il napoletanissimo cornetto rosso!

L’Arena maceratese eternamente Donna, che se ora non sfida piu’ quella di Verona come ai tempi della Tosca dell’84, mantiene bene in ogni caso testa e bilancio grazie ad un’altra Donna, questa in carne ed ossa: Lucia Chiatti da Cingoli a meta’ strada tra Macerata e Jesi dove Perucci si trasferiva in inverno per la stagione lirica al Pergolesi.

PS: Circa, tuttavia, l’operazione di pubblicizzare sponsor sul grande muro di ‘quinta’, escluderei che il sovrintendente Calise e il direttore artistico Perucci avrebbero dato il loro ‘pass’.

(foto di Emanuela Scattolini)

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