Al Museo Galileo di Firenze, un percorso digitale sulle concezioni di spazio e vuoto
Da pochi giorni è disponibile una nuova mostra virtuale che coniuga storia della scienza, ricerca d’eccellenza e innovazione digitale. L’iniziativa è ospitata sul sito del Museo Galileo di Firenze ed è curata da Tommaso De Robertis, Marie Curie Fellow presso l’Università di Macerata.
Il Museo Galileo è riconosciuto a livello internazionale come uno dei centri più prestigiosi dedicati alla storia della scienza. Situato nel cuore di Firenze, custodisce strumenti scientifici originali, tra cui alcuni appartenuti a Galileo stesso, e promuove progetti di ricerca e divulgazione che rendono il sapere scientifico accessibile a un pubblico ampio e diversificato.
La mostra è parte del progetto europeo JOPHIL, intitolato “Ridefinire i fondamenti della ‘nuova scienza’: Giovanni Filopono e le teorie moderne sullo spazio e il vuoto”. L’esposizione offre un approfondimento sulle origini delle concezioni moderne di spazio e vuoto, mostrando come le idee di Filopono abbiano influenzato lo sviluppo scientifico europeo tra XVI e XVII secolo.
“Oggi consideriamo naturale pensare allo spazio come tridimensionale – spiega De Robertis – con altezza, larghezza e profondità. Per secoli, invece, la visione prevalente, ispirata ad Aristotele, era bidimensionale: altezza e larghezza senza profondità”. Giovanni Filopono, filosofo e scienziato vissuto tra il V e il VI secolo nell’attuale Egitto, fu il primo a sfidare questa concezione. Le sue opere, riscoperte e tradotte in Italia durante il Rinascimento, ebbero un ruolo decisivo nello sviluppo delle nuove teorie spaziali che caratterizzarono la nascita della scienza moderna. La mostra, disponibile sia in italiano sia in inglese, racconta la riscoperta e la diffusione delle idee di Filopono, evidenziandone l’influenza sui principali studiosi europei del XVI e XVII secolo. Gli utenti possono esplorare manoscritti illustrati e volumi preziosi normalmente non accessibili al pubblico, entrando così in contatto con il patrimonio scientifico dell’epoca. Il progetto JOPHIL contribuisce a ridefinire la narrazione tradizionale della storia della scienza, valorizzando il ruolo di pensatori non europei e sottolineando la dimensione interculturale della nascita della scienza moderna.
“Questa iniziativa dimostra come sia possibile coniugare rigore scientifico e accessibilità – sottolinea De Robertis – progettata per coinvolgere pubblici diversi, inclusiva nei contenuti e sostenibile grazie alla sua natura digitale e aperta”. La mostra è un esempio concreto di come la ricerca possa dialogare con la società, ampliando l’impatto culturale e sociale della conoscenza.
Author: Angelica Mancini
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