“Ci hanno portato via tutto, i sacrifici di una vita: volevano soldi e gioielli e ci hanno puntato pistola…”

di Gianluca Fenucci

«Ci hanno sopraffatti, ce li siamo ritrovati nelle camere incappucciati e con in mano pistole e torce. Ci hanno immediatamente chiesto della cassaforte e il tono era minaccioso». Giorgio Locanto ha 19 anni e racconta la notte da incubo che ha trascorso nella sua casa di Marina insieme ad altri 3 amici. «Ho fatto finta di non sapere di cosa stesse parlando il malvivente dicendo che gioco a calcio, che vivo qui solo nei mesi estivi – dice il ragazzo – ma hanno cominciato a picchiarmi perché avevano capito che stavo mentendo. Noi 4 eravamo in ostaggio in una sola camera con le pistole puntate addosso. I malviventi sapevano tutto, era certamente un colpo organizzato, probabilmente ci seguivano da tempo». Il giovane ha la certezza che i malfattori siano rumeni per l’inflessione della voce e la lingua parlata. «Il giorno prima hanno divelto parte della recinzione posteriore ma noi pensavamo fosse stato il vento. Eravamo rientrati da poco, dopo aver trascorso la serata insieme coi miei amici, ma i ladri ci hanno seguito e ci hanno colto di sorpresa. Mi hanno colpito con 2 o 3 cazzotti al volto ma senza usare il calcio della pistola: non volevano ferirmi gravemente, volevano solo soldi e gioielli. Dopo aver svaligiato la casa e la cassaforte mi hanno chiesto dove fosse l’altra cassaforte ed io ho risposto che non sapevo nulla ed allora sono usciti in fretta: erano in contatto con altri all’esterno della casa». Il giovane che studia economia e commercio ed è un calciatore che ha militato in squadre come Taranto, Castelfidardo, Chieti e anche nella Biagio Nazzaro Chiaravalle, racconta un dettaglio da paura. «Ero disperato perché vedevo andare in fumo tanti anni di sacrifici della mia famiglia ed allora ho reagito, ho anche tentato in un momento di distrazione di uno dei malviventi di strappargli la pistola. Per tutta risposta quello mi ha colpito con l’altra mano facendomi vedere che la pistola era carica e dicendomi che mi avrebbe sparato se ci avessi riprovato. Ci hanno ucciso – dice Giorgio – non solo perché ho la testa che mi scoppia e i dolori ma perché ci hanno portato via tutto, i frutti di una vita di sacrifici».

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