La casa sventrata, il contatore intatto: primi indizi sulla strage di Porto Sant’Elpidio

Al via le perizie tra le macerie della palazzina crollata: gli investigatori cercano risposte sulla fuga di gas che ha causato tre vittime.

Sono iniziate le operazioni peritali per chiarire le cause della fuga di gas e della successiva esplosione che il 6 giugno, in via Trentino a Porto Sant’Elpidio, ha causato il crollo di una palazzina, la morte di tre persone e il ferimento di altre due. I vigili del fuoco, coordinati dal nucleo investigativo, hanno rimosso i sigilli e avviato gli scavi tra le macerie per raccogliere elementi utili alle indagini. È stato recuperato integro il contatore del gas, che sarà sottoposto ad analisi tecniche.

Alle operazioni partecipano anche polizia scientifica, Protezione civile, Italgas e consulenti delle parti coinvolte. L’obiettivo è ricostruire con precisione la dinamica dell’incidente. Resta ancora inspiegato come si sia verificata una fuga di gas così consistente e quale sia stato l’innesco dell’esplosione. La Procura di Fermo ha aperto un fascicolo contro ignoti per omicidio colposo plurimo e disastro colposo. L’esplosione, avvenuta poco dopo le 5 del mattino, ha provocato la morte di Giuseppe Pieroni (47 anni), Ettorina Paccapelo (89 anni) e Romano Cerquetti (60 anni). Il boato è stato avvertito fino a 10 chilometri di distanza.

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