Daniele Marchetti, dai parquet marchigiani alla nazionale tedesca

di Gioele Pincini

Ci sono carriere che crescono lontano dai riflettori, dentro le palestre, tra tabelle di lavoro, recuperi da gestire, muscoli da preservare e dettagli che spesso il pubblico non vede. È in quello spazio silenzioso, ma decisivo, che Daniele Marchetti ha costruito il suo percorso.

Nato a Loreto, residente a Osimo, classe 1990, Marchetti è pronto per una nuova sfida internazionale: l’ingresso nello staff della nazionale tedesca maschile di pallavolo. Un passaggio che rappresenta insieme un punto d’arrivo e un nuovo inizio, dopo un percorso nato nel territorio marchigiano e cresciuto tra Volley Young Osimo, Porto Potenza, Filottrano, Bergamo e Fano.

Per Marchetti la preparazione fisica non è solo performance, ma cura, ascolto, prevenzione e consapevolezza del corpo. Una visione “artigianale”, come la definisce lui stesso, costruita su misura per ogni atleta. Ora quella esperienza arriva in Germania, dentro un progetto che guarda lontano: fino all’obiettivo olimpico di Los Angeles 2028.

Come nasce questa opportunità con la nazionale tedesca?
«La chiamata è arrivata grazie a Massimo Merazzi, preparatore della Lube e per me un grande punto di riferimento. Doveva andare lui, poi la Lube non lo ha mandato e ha fatto il mio nome. Se ci ha messo la faccia, vuol dire che credeva in me. All’inizio ho provato gioia: da bambino, quando chiudevo gli occhi e pensavo al futuro, mi vedevo con la maglia di una nazionale. Poi è arrivata anche la paura: ho una famiglia, una bimba piccola, un’attività da riaprire a Osimo. Ma quando mia moglie mi ha detto: “Se non vai ti uccido”, ho capito che era il momento di tirare fuori il coraggio».

Quali sono state le tappe decisive del suo percorso?
«Tutto è iniziato a Osimo, nella Volley Young, mentre studiavo Scienze motorie. Lì ho trovato persone che hanno creduto nella figura del preparatore atletico quando ancora non era considerata così centrale. Poi è arrivata l’A2 a Porto Potenza: il primo allenamento d’estate, ci sono andato in moto e mi sono detto: vediamo cosa succede. Quell’anno abbiamo conquistato la promozione in Superlega. Da lì sono arrivate esperienze importanti, anche difficili, come Filottrano, dove abbiamo provato a risollevare una situazione complicata fino all’ultimo pallone».

Come descriverebbe il suo metodo di lavoro?
«Lo definirei artigianale. Vengo da un territorio dove l’artigianato è un segno forte: penso alle scarpe, ai vestiti, agli abiti su misura. Io cerco di fare la stessa cosa con gli atleti: costruire un lavoro cucito addosso a ciascuno, considerando tutti gli aspetti della vita che possono influenzare la performance e, prima ancora, il benessere. Il mio obiettivo è che ogni atleta si senta al meglio con il proprio corpo. Prima di forza, potenza e velocità vengono conoscenza, controllo e consapevolezza del movimento».

Che cosa porta con sé in Germania e quali obiettivi si pone?
«Porto la voglia di crescere e confrontarmi con livelli sempre più alti. Lavorare in un centro di preparazione olimpica, con professionisti di alto livello e metodi diversi, è una ricchezza enorme. Il primo obiettivo è conquistare fiducia: mia, dello staff, dei giocatori e della dirigenza. Il progetto guarda a Los Angeles 2028: vogliamo qualificarci e lasciare un segno. Ma porto anche il valore del nostro territorio: nelle Marche ci sono ragazzi di grande valore tecnico e umano. Per me è importante portare questa umanità, insieme alla professionalità, in giro per il mondo».

redazione
Author: redazione

Potrebbero interessarti anche...

                       

Articoli correlati

                       

Dalla home
VUOI RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO?

Iscriviti al nostro
canale telegram

Autore

I Più LETTI
DELLA SETTIMANA

I Più condivisi
DELLA SETTIMANA

 

Ultime NEWS