Strage di Corinaldo, il padre di Emma: “Non vogliamo vendetta ma giustizia”

Fabio Fabini commenta la condanna al dj Marco Cecchini

“Non cerchiamo vendetta, ma giustizia”. Così Fazio Fabini, padre di Emma, una delle giovani vittime nella discoteca “Lanterna Azzurra” di Corinaldo (Ancona), commenta l’incarcerazione di Marco Cecchini, il dj e gestore di fatto del locale in cui morirono nel 2018 sei persone (LEGGI QUI).

Fabini commenta con amarezza la pena inflitta a Cecchini: “Mi sembra strana una pena di cinque anni per reati così importanti. Ma a me lui interessa relativamente. Noi vogliamo una giustizia vera”.

I fatti risalgono alla notte tra il 7 e l’8 dicembre 2018: in attesa dell’esibizione del trapper Sfera Ebbasta nell’edificio adibito a pubblico spettacolo in via Madonna del Piano, a Corinaldo, vennero fatte entrare molte più persone di quanto consentito. Alla serata parteciparono anche alcuni giovani del Modenese, presenti sul posto per spruzzare spray urticante e razziare portafogli e collanine nel caos che ne sarebbe scaturito. Le persone si riversarono nell’unica via di fuga aperta, ma si creò un tappo tra coloro che premevano per uscire e quanti erano appena all’esterno.

La calca fece crollare le balaustre dell’uscita 3: moltissimi giovani caddero a terra finendo per schiacciarsi l’un l’altro: morirono le 14enni Asia Nasoni di Marotta (Pesaro Urbino) ed Emma Fabini di Senigallia (Ancona); Benedetta Vitali di Fano (Pesaro Urbino) e Mattia Orlandi di Frontone (Pesaro Urbino), entrambi di 15 anni; Daniele Pongetti, senigalliese di 16 anni ed Eleonora Girolimini, 39 anni, l’unica adulta coinvolta nella tragedia.

I componenti della cosiddetta “banda del peperoncino” vennero condannati a pene tra i 10 e i 12 anni. Ma ai familiari interessa anche l’esito di un altro processo. Il filone bis è relativo alla Commissione di vigilanza sul pubblico spettacolo che autorizzò l’apertura come discoteca di quello che era, a tutti gli effetti, un magazzino agricolo. “Il problema è chi ha tenuto aperto un locale che doveva essere chiuso” – afferma il padre di Emma, che esprime scetticismo anche sull’accertamento tecnico sulle balaustre dell’uscita 3 del locale, disposto dalla Corte d’Appello di Ancona – non è quello l’importante. Evidentemente la commissione non ha svolto correttamente il proprio lavoro”. Le sue parole si fanno più dure quando guarda al possibile esito del processo a carico degli amministratori: “se non si arriverà a questa condanna, si capirà che la volontà è quella di salvare gli amministratori e mantenere lo status quo di commissioni che tengono aperti locali in modo illecito”. E conclude con una domanda che suona come un atto d’accusa: “non sono abbastanza sei morti? Quanti morti sono importanti per poter avere giustizia? Dieci? Venti?”.

(ANSA)

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Author: redazione

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