Sciopero e corteo ad Ancona: “Contro una legge di bilancio ingiusta”

Strada chiusa al traffico nella zona del porto. In piazza anche i lavoratori Conerobus. Parla il segretario Cgil Marche Santarelli. Appello ad Acquaroli: “Ora un tavolo sulle misure per i giovani”

Manifestazione regionale ad Ancona nella giornata dello sciopero generale nazionale indetto, per l’intera giornata lavorativa, dalla Cgil “contro una legge di bilancio ingiusta”.

Nel capoluogo marchigiano il corteo si è snodato con partenza intono alle ore 10,20 da piazza del Crocifisso (nel cuore del quartiere Archi) fino a piazza del Plebiscito (nel centro cittadino) per il comizio con gli interventi del segretario generale Cgil Marche, Giuseppe Santarelli e della segretaria nazionale Cgil, Maria Grazia Gabrielli.

Per permettere il passaggio del corteo sono state chiuse al traffico via Marconi e via XXIX settembre in zona porto.

Sindacati e lavoratori sono arrivati da tutte le Marche per protestare contro la manovra. Tra le rivendicazioni oggetto della mobilitazione che interessa tutti i settori, pubblici e privati anche in appalto e strumentali, promossa dalla Cgil che oggi scende in piazza in tutta Italia, ci sono l’aumento di salari e pensioni, lo stop all’innalzamento dell’età pensionabile, il contrasto alla precarietà, il no al riarmo, la richiesta di investimenti in sanità e istruzione, di politiche industriali e del terziario e una riforma fiscale equa e progressiva.

Stando al sindacato i dati di adesione allo sciopero delle aziende marchigiane si aggirano intorno al 20% per i lavoratori di Poltrona Frau Spa, 25% Clabo Group (50% produzione), 70% Ifi spa (80% produzione, 25% impiegati). Presenti in corteo anche i lavoratori Conerobus, Crn, Fincantieri e Ferretti.

“Anche nella nostra regione scontiamo delle difficoltà grandi, abbiamo crisi industriali importanti, cassa integrazione che aumenta e ieri il dato dell’export che segna comunque una diminuzione importante rispetto alla media nazionale”. Così il segretario generale Cgil Marche, Giuseppe Santarelli, a margine della manifestazione regionale promossa ad Ancona dal sindacato nella giornata dello sciopero generale nazionale contro la manovra del governo.

È una finanziaria di austerità, che però trova le risorse per le armi. – ha affermato Santarelli – la prima cosa che contestiamo è che le risorse che sono a disposizione devono essere utilizzate per sostenere i redditi medio-bassi, quelli dei pensionati, dei lavoratori dipendenti e per rilanciare l’industria e l’economia del nostro paese”.

Secondo il segretario regionale, nelle Marche “ci sono delle difficoltà, l’industria va qualificata, va rilanciata e bisogna destinare delle risorse” perché “questo non avviene attraverso il libero mercato, ma se c’è una politica industriale mirata con investimenti, quello che noi oggi non vediamo nella legge di bilancio” che “costringe questo paese a traccheggiare nei prossimi anni, per cui noi la contestiamo, poi se arriveranno dei correttivi li valuteremo, se arriveranno novità importanti le valuteremo, per il momento, però, abbiamo deciso di scioperare, di essere in piazza, di far sentire la voce forte dei lavoratori del nostro paese, anche qui nelle Marche”.
Santarelli ha spiegato siamo “ad Ancona gioiosamente e guardando anche al futuro con speranza, non solo con rassegnazione” perché “scioperare significa non rassegnarsi, saper indicare una via e anche delle proposte: la Cgil è a disposizione e come sempre siamo pronti a dialogare, ma allo stesso tempo a protestare quando le cose non vanno nella direzione per noi auspicata”.

Per quanto riguarda la situazione nelle Marche, Santarelli ha aggiunto che “complessivamente c’è un tema di rilancio industriale e soprattutto di capacità di creare lavoro di qualità che è quello che oggi è in grado di attrarre i giovani“.

“Sappiamo che il Presidente della Regione nella Giornata delle Marche ha rilanciato il tema dei giovani. – ha aggiunto Santarelli – Siamo pronti e aspettiamo un tavolo per discutere anche con la Regione delle misure, perché non basta solo invocare il problema o invitare i giovani a restare, per farli restare bisogna creare le condizioni, investire risorse, e creare anche delle condizioni di favore dal punto di vista fiscale e dei servizi e di sostegno alle maternità”.

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