Rubano 8 tonnellate di “oro rosso”: identificati 3 uomini

Indagini dei Carabinieri hanno permesso di risalire e denunciare i 3 responsabili

Di Gianluca Fenucci

FALCONARA – Tre uomini di origine straniera e residenti fuori regione sono stati individuati e denunciati per il furto di ben 8 tonnellate di cavi di rame commesso il 20 aprile scorso nel cantiere di lavoro situato nell’area dell’ex Montedison tra Falconara e Montemarciano. I carabinieri della tenenza falconarese, guidati dal comandante Andrea Ventresca, dopo complesse e minuziose indagini hanno individuato i responsabili del massiccio furto di rame che aveva causato un danno economico stimato intorno ai 50mila euro.

La mattina del 20 aprile scorso, il responsabile di una ditta che lavora nell’area dell’ex Montedison aveva denunciato un grave episodio avvenuto nel cantiere lungo la SS.16 Adriatica dove durante la notte, ignoti avevano forzato la recinzione del cantiere riuscendo a portare via 8 tonnellate di cavi di rame. Immediata la risposta dei carabinieri. I militari hanno analizzato le immagini dei sistemi di videosorveglianza della zona che hanno consentito di individuare il mezzo utilizzato per il colpo. I militari hanno poi hanno messo a confronto le immagini del cantiere con il sistema di riconoscimento facciale S.A.R.I. (sistema riconoscimento automatico di immagini). Questa intuizione si è rivelata decisiva: i militari confrontando i volti contenuti nella banca dati con quelli delle immagini di videosorveglianza sono riusciti a riconoscere e ad identificare i malviventi. L’operazione si è conclusa con la denuncia per il reato di furto aggravato dei tre uomini di origine straniera e residenti fuori regione, tutti già noti alle forze dell’ordine. Il rame è comunemente noto come “oro rosso” per il suo alto valore e la grande facilità con cui può essere rivenduto sul mercato nero. I ladri solitamente bruciano o sguainano i cavi per eliminare la plastica isolante e ricavare il metallo puro che viene poi rivenduto illegalmente a rottamai o fonderie compiacenti. Il rame viene reimmesso nel circuito produttivo per essere utilizzato nella creazione di nuovi cavi elettrici, componenti per l’elettronica, tubature per l’edilizia o infrastrutture per le telecomunicazioni. Un business illecito molto redditizio che operazioni efficaci come questa dei carabinieri contribuiscono a stroncare.

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