La seconda vita di Florian Thauvin: dal rischio oblio alla rinascita con Udinese e Lens

La seconda vita di Florian Thauvin

C’è un momento, nella carriera di certi calciatori, in cui il talento smette di essere una promessa e diventa resistenza. Florian Thauvin, a 33 anni, non è più soltanto il sinistro elegante ammirato a Marsiglia, né solo il campione del mondo rimasto ai margini della memoria collettiva francese. È diventato il simbolo di una rinascita costruita lontano dai riflettori più comodi: prima a Udine, dentro una Serie A aspra e tattica, poi a Lens, dove il suo ritorno in Ligue 1 ha assunto contorni quasi romanzeschi.

Il club sangue e oro è arrivato a contendere il titolo al Paris Saint-Germain, con i parigini avanti ma costretti a guardarsi alle spalle fino allo scontro diretto di Bollaert.

Dalla periferia del grande calcio alla ricostruzione italiana

La storia recente di Thauvin non parte da Lens, ma da Udine. Dopo l’esperienza messicana ai Tigres, scelta che aveva allontanato il francese dal centro del calcio europeo, l’approdo all’Udinese nel gennaio 2023 sembrava quasi una scommessa di recupero. Non era più il Thauvin da 20 gol e 10 assist con l’OM, non era più il nome da prima pagina del mercato francese. Era un giocatore da rimettere dentro un contesto competitivo, fisico, tatticamente esigente, in una piazza che da sempre cerca di lanciare – o rilanciare – tanti calciatori.

In Friuli ha ritrovato progressivamente ritmo, centralità e credibilità. Non subito con numeri abbaglianti, ma con una trasformazione più profonda: meno frenesia, più lettura; meno ricerca ossessiva della giocata individuale, più influenza sulla squadra. L’Udinese gli ha dato responsabilità, fino alla fascia da capitano. E lui ha risposto con leadership tecnica e caratteriale. Il club friulano, annunciando il rinnovo fino al 2026, lo definì un leader della squadra e ricordò gli otto gol e tre assist messi insieme nella stagione 2024/25.

Udine come laboratorio: meno ala, più regista offensivo

La vera rinascita di Thauvin non è stata soltanto statistica. All’Udinese ha cambiato pelle. In Francia era stato spesso identificato con la “specialità” dell’esterno mancino: partenza da destra, rientro sul sinistro, conclusione a giro. In Italia, invece, ha imparato a vivere più dentro il gioco. Seconda punta, trequartista mobile, rifinitore tra le linee: il suo calcio si è fatto meno prevedibile.

Il Lens, nel presentarlo, ha insistito proprio su questo passaggio italiano, sottolineando come a Udine fosse tornato ad alto livello, diventando centrale nel progetto e decisivo contro avversarie pesanti come Lazio, Napoli, Atalanta e Fiorentina. Nella lettura del club francese, l’Italia è stata il “creuset”, il crogiolo della rinascita: un posto in cui Thauvin ha ritrovato colori, rigore e peso specifico.

È un dettaglio importante, perché spiega perché il Lens lo abbia scelto. Non cercava soltanto un nome. Cercava un adulto calcistico. Un giocatore capace di incidere sul pallone, ma anche di dare ordine emotivo a una squadra ambiziosa.

Il ritorno in Ligue 1: una scelta controcorrente del Lens

Quando il Lens lo ha preso dall’Udinese, nell’agosto 2025, l’operazione aveva un sapore particolare. Il club artésien ha annunciato un contratto fino al 2028 per un giocatore di 32 anni, campione del mondo 2018 e con 259 presenze e 86 gol in Ligue 1 alle spalle.

Per un club abituato a valorizzare profili più giovani, Thauvin rappresentava una deviazione consapevole. Non un colpo nostalgia, ma un innesto di esperienza. Il direttore sportivo Jean-Louis Leca lo presentò come un calciatore capace di eliminare l’uomo, segnare in vari modi e far brillare i compagni, insistendo anche sul valore della sua esperienza da capitano a Udine.

La scommessa ha funzionato perché Thauvin non è arrivato a Lens per recitare il ruolo della figurina. È entrato in una squadra viva, intensa, verticale, e ha dato una cosa che spesso manca alle formazioni lanciate oltre le aspettative: la calma nei momenti caldi. Nel caos emotivo di una corsa al titolo, il suo sinistro è diventato una bussola.

Il Lens che sogna, Thauvin che guida

La stagione del Lens ha superato la dimensione della sorpresa. La vittoria contro il Nantes, firmata dal sedicenne Mezian Mesloub, ha tenuto vive le speranze di titolo e ha garantito al club la qualificazione alla prossima Champions League. Un risultato enorme per una squadra che, pur colpita dagli infortuni, ha continuato ad attaccare la stagione con coraggio.

Dentro questa cavalcata, Thauvin ha rappresentato l’anello tra entusiasmo e maturità. Non è più il giovane talento che deve dimostrare di essere all’altezza. È il giocatore che conosce il peso delle occasioni, delle finali, delle delusioni e delle ripartenze. In un Lens energico, popolare, trascinato dalla spinta di Bollaert, il francese ha portato memoria calcistica. Ha giocato come chi sa che una stagione così non capita spesso.

I suoi numeri confermano l’impatto: 10 gol e 5 assist in Ligue 1 secondo i dati disponibili su FBref, con oltre 2.300 minuti giocati. Ma la sensazione è che il valore di Thauvin vada oltre la somma di gol e passaggi decisivi. È nel modo in cui lega i reparti, nel tempo con cui riceve, nella capacità di rallentare quando tutti corrono e accelerare quando la partita sembra bloccata.

La Nazionale come certificato di resurrezione

La rinascita è diventata ufficiale anche fuori dal club. Nell’ottobre 2025 Didier Deschamps lo ha richiamato in Nazionale al posto dell’infortunato Bradley Barcola. Non era una convocazione qualunque: Thauvin mancava dai Bleus da oltre sei anni. La Federazione francese ha raccontato quel ritorno come un momento emotivamente forte, con il giocatore consapevole del percorso fatto e della maturità acquisita.

Poi è arrivato anche il gol, pochi minuti dopo l’ingresso contro l’Azerbaigian: una rete acrobatica, quasi un richiamo alla sua estetica migliore, nel 3-0 della Francia. La FFF ha registrato quel momento come il suo secondo gol internazionale, alla sua undicesima presenza con i Bleus.

Quel gol non ha riscritto la gerarchia della Nazionale, ma ha certificato una cosa: Thauvin era di nuovo spendibile al massimo livello. Non più come ricordo del 2018, ma come calciatore presente.

La sfida al PSG e il valore simbolico di questa rinascita

Il PSG resta favorito, per punti, rosa, abitudine e differenza reti. La vittoria contro il Brest lo ha portato a un passo dal quinto titolo consecutivo, con la possibilità di chiudere matematicamente proprio contro il Lens. Ma il fatto che la squadra di Pierre Sage sia ancora lì, a pochi giorni dalla fine, racconta già una piccola rivoluzione sportiva, oltre a una storia avvincente dal punto di vista sportivo, in grado di intrigare anche gli appassionati. Su betsson le quote sulla ligue 1 non sono mai state così convenienti, infatti: dimostrazione del fatto che il campionato francese è vivo soprattutto grazie alla squadra inseguitrice.

Per Thauvin, questa corsa vale più di una semplice classifica. È la dimostrazione che una carriera può avere un secondo centro di gravità. Dopo Marsiglia, dopo il Messico, dopo i dubbi, dopo l’Italia, il francese ha ritrovato un palcoscenico capace di esaltarlo senza schiacciarlo. Lens non gli ha chiesto di essere il Thauvin del passato: gli ha chiesto di essere la versione più lucida di sé stesso.

Ed è forse qui che sta il cuore della sua rinascita. Non nel ritorno identico a ciò che era, ma nell’evoluzione. Thauvin oggi è meno esplosivo, ma più completo; meno istintivo, ma più determinante; meno star, ma più leader. A Udine si è ricostruito. A Lens si è rilanciato. E ora, contro il gigante PSG, la sua seconda vita calcistica ha trovato il palcoscenico perfetto: quello in cui un campione dato per periferico torna a incidere sul destino di un campionato.

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