“Nero. Come il colore della mia pelle”, la strage di Addis Abeba raccontata in un libro

Fabio Romiti libro

Il libro di Fabio Romiti

“Improvvisamente tutti ammutolirono. Tutto si fece silenzio, centinaia e centinaia di persone smisero di parlare tutte assieme. Un silenzio carico di domande, ma anche di paura. Fu breve, ma non dimenticherò mai quegli interminabili secondi. Alle esplosioni si sostituirono colpi più secchi di pistola, prima isolati e poi sempre più numerosi. Tutti si guardavano negli occhi senza proferire parola, come a cercare nel volto dell’altro una risposta. Come a provare a cacciare i propri cattivi presagi, come a trovare un motivo per allontanarli”.

“Nero. Come il colore della mia pelle” di Fabio Romiti di Ancona, in libreria e online da meno di un mese per Giovane Holden Edizioni, è una storia che attraversa il novecento come un fiume di memoria, dolore e resistenza. Il protagonista, un giovane Etiope, è testimone e sopravvissuto della brutale strage di Addis Abeba del 1937 ordinato da Rodolfo Graziani dopo l’attentato di cui era stato vittima. Inizia così un percorso di perdita e riscatto, dalla deportazione in Italia come “esibizione umana” alla Mostra d’Oltremare di Napoli nel 1940, alla fuga e all’ingresso nella Resistenza italiana durante l’occupazione nazista.

Dal cuore dell’Etiopia coloniale alla guerra civile europea, passando per la vergogna dei campi di concentramento e le montagne delle Marche, il romanzo racconta un’altra Resistenza quella di chi combatte due volte: contro l’invasore e contro il razzismo. “Ho scritto questo libro – rivela l’Autore – perché non accettavo che nessuno ne parlasse. Non accettavo che tremila morti in tre giorni nella strage di Addis Abeba e millecinquecento in quelle di Debra Libanos potessero essere finite nel dimenticatoio più totale.”

Gli italiani devono sapere, scrive l’Autore, quale è la loro storia, cosa sono stati, quale è stata la loro avventura coloniale, aldilà delle favole cialtronesche, che tutti, negli ultimi ottant’anni hanno raccontato. Gli italiani devono conoscere la verità per avere il loro trauma culturale, come è avvenuto in altre democrazie moderne e adulte. La sfera pubblica deve essere necessariamente toccata. Da un punto di vista culturale non c’è mai stata veramente una elaborazione del lutto collettivo per questi fatti. È un libro per tutti, ma è in particolare un romanzo per i giovani perché riescano a elaborare il passato, che sappiano cosa è avvenuto, che venga insegnato loro, durante il percorso di formazione, cosa è successo realmente. A scuola la storia non si può fermare al Risorgimento, perché nel frattempo la storia va avanti e costruisce. Se non accade questo, i giovani non avranno gli anticorpi giusti per affrontare il proprio futuro e quello del Paese in cui vivono.

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