L’Italia si prepara alla prossima fase della riforma del gioco d’azzardo nel 2026 e le normative sul gioco fisico vengono riviste

L'Italia si prepara alla prossima fase del gioco

Dopo il riordino dell’online entrato in vigore il 13 novembre 2025, adesso tocca al gioco fisico. Le concessioni sono stata prorogate fino al 31 dicembre 2026, il focus è quello di uniformare le regole territoriali perché per ora cambiano troppo da zona a zona.

Il mercato del gioco è in una fase di vera transizione, l’intenzione è quella di rendere più ordinato tutto l’ecosistema e tutelare al meglio gli utenti. Dopo il gioco online, adesso arriva il momento del gioco fisico, entro il 29 agosto scade il termine della delega fiscale prorogata e le concessioni di bingo, scommesse e apparecchi restano valide solo fino al 31 dicembre 2026. In pratica, non si parla più di una riforma teorica: si parla di regole che devono diventare operative in tempi davvero stretti. In concomitanza, continuano ad avere seguito anche gli operatori con licenza estera, i giocatori possono usufruire dei 100 euro gratis senza deposito non aams sulle piattaforme che si appoggiano a licenze internazionali. La differenza è che i bonus spesso sono più generosi, ma non si dispongono delle tutele previste dalla riforma italiana.

Perché il gioco fisico non può più aspettare e bisogna agire in fretta

L’online ha già avuto il suo tagliando normativo, il retail no. La documentazione parlamentare aggiornata al 24 marzo 2026 ricorda che le concessioni per bingo, scommesse e reti degli apparecchi sono state prorogate fino al 31 dicembre 2026. È una soluzione tampone, non una sistemazione definitiva. E infatti il prossimo passaggio formale indicato dalla stampa specializzata è l’esame del decreto sul gioco fisico in Conferenza Unificata il 10 aprile 2026, cioè il tavolo dove il governo, le Regioni ed enti locali devono provare a trovare un equilibrio.

Il gioco fisico resta il pezzo più complicato da mettere in ordine. Il Libro Blu 2023 dell’ADM, segnala che nel 2023 il settore ha continuato a crescere, mentre la sola spesa del gioco fisico ha sfiorato i 16,3 miliardi di euro.

Il mercato sta già iniziando a cambiare faccia

Il decreto del 2024 ha fissato dei paletti molto più alti per entrare nel mercato: 7 milioni di euro per ogni concessione richiesta, di cui 4 milioni al momento dell’aggiudicazione e 3 milioni all’avvio effettivo del servizio, con un limite massimo di cinque concessioni per gruppo societario. Lo stesso decreto ha anche imposto un modello più diretto e riconoscibile, legato a un sito internet con dominio nazionale gestito dal concessionario e non cedibile a terzi.

Dal 13 novembre 2025 il nuovo mercato dell’online è partito con 46 aziende vincitrici e 52 concessioni, mentre è finita la stagione delle circa 350 skin che avevano allargato molto la presenza dei brand. È una semplificazione che restringe il mercato, ma nello stesso tempo rende più leggibile chi opera davvero in concessione.

Il punto più difficile resta mettere ordine tra Stato, Regioni e Comuni

Negli ultimi anni il settore ha convissuto con delle regole molto diverse da territorio a territorio, soprattutto sulle distanze dai luoghi sensibili e sulle fasce orarie. È proprio questa “geografia a macchia di leopardo” che il governo prova a ridurre. Il decreto sul gioco fisico nasce proprio per costruire un quadro nazionale più uniforme e per chiudere il conflitto continuo tra la cornice statale e le regole locali.

Quando le regole cambiano da comune a comune, l’offerta legale si comprime in modo disordinato, gli investimenti diventano più difficili da programmare e il mercato perde omogeneità.

Le ipotesi tra nuove gare, distanze minime e sale certificate

Per ora conviene distinguere bene tra ciò che è già legge e ciò che circola come bozza o ricostruzione giornalistica. Sul gioco fisico, a oggi, i punti più seguiti sono soprattutto questi:

  • regole più uniformi su distanze e orari, per superare la frammentazione locale accumulata negli ultimi anni
  • un sistema di certificazione dei punti gioco, con l’ipotesi di una distanza minima di 100 metri dai luoghi sensibili per gli esercizi certificati
  • nuove gare per apparecchi, scommesse e bingo, con basi d’asta che nelle indiscrezioni parlano di 25 milioni per lotti da 4.000 AWP e 900 VLT, 1,25 milioni per blocchi di 25 diritti scommesse e 350 mila euro per ciascuna sala bingo
  • più controlli su antiriciclaggio e monitoraggio del settore, con un ruolo forte dell’ADM e una spinta a ridurre la dimensione dell’offerta fisica

L’idea che emerge è quella di una rete più piccola, più controllata e più costosa da presidiare. Ma la linea di fondo appare già abbastanza chiara, il 2026 non sarà l’anno delle proroghe infinite, sarà l’anno in cui il legislatore proverà a dire quanti punti gioco servono, dove possono stare e con quali requisiti devono lavorare.

La riforma adesso serve per riordinare il territorio

Prima l’online, con concessioni più costose, marchi più riconoscibili e regole più strette. Poi il fisico, che adesso entra nella fase politicamente più sensibile perché tocca le strade, i quartieri, le sale, i bar, le tabaccherie e i rapporti con gli enti locali.

Se il confronto del 10 aprile 2026 aprirà davvero la strada al decreto, nei prossimi mesi il dibattito non sarà solo “se” la riforma si farà, ma “come” cambierà il paesaggio del gioco sul territorio italiano. Ed è esattamente questa, oggi, la fase successiva della riforma.

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