di Gianluca Fenucci
Applausi, solo tanti, scoscianti applausi. Eugenio Finardi tratteggia in 100 minuti mezzo secolo di musica, di canzoni, di vita e il pubblico del teatro Pergolesi gli tributa ovazioni e omaggi affettuosi. Sono passati 50 anni dalla pubblicazione del suo primo album, “Non gettate alcun oggetto dai finestrini”, ma Eugenio Finardi, che di anni ne ha 73, non ha perso l’entusiasmo per la musica e le idee originali che ha riversato in “Tutto”, ultimo album di inediti da cui trae “Futuro”, il brano con cui inizia il concerto al Pergolesi e che apre alla riflessione anche sull’intelligenza artificiale. La gente del teatro aspetta soprattutto i successi di una carriera lunga e mai banale e Finardi conquista subito la platea con la melanconica e delicata “Le ragazze di Osaka”, che scrisse quando nacque l’amata figlia Elettra, afflitta dalla sindrome di Down e “Dolce Italia”, dove mette a confronto la fredda America di Boston, patria della mamma cantante lirica, con la solarità del Bel Paese.

Il viaggio continua tra i pezzi dell’ultimo lavoro, scritti con Giovanni ‘Giuvazza’ Maggiore, “Tanto tempo fa”, l’algida “I venti della luna”, “La battaglia”, “Bernoulli” (dedicata al grande fisico svizzero che stabilì un principio nella fluidodinamica, fondamentale per il volo di aerei e uccelli) e le memorie d’oro di un cantautore che ha pubblicato 20 album, ha scritto 240 brani e che ha toccato significativi temi sociali e sentimenti profondi. La gente di Jesi apprezza tutto ma va in solluchero quando Finardi propone brani come ‘Non è nel cuore’, ‘Uno di noi’, versione italiana del successo di Joan Osborne ‘One of us’, ‘Un uomo’, ‘Patrizia’, ‘Mio cucciolo d’uomo’. E il momento della suite acustica che prevede ‘Katia’, ‘La Canzone Dell’Acqua’, ‘Oggi ho imparato a volare’, ‘Non diventare grande mai’.
Il finale è un crescendo di applausi e di entusiasmo. Il grande musicista non dimentica il primo amore, ‘La Radio’ e il suo inno di sempre, ‘Musica Ribelle’, entrambe del 1976 tratte da ‘Sugo’, lp di grande successo come ‘Diesel’. E poi ‘La forza dell’amore’ fino ai bis attesi: ‘Extraterrestre’, che fu un successo strepitoso, e la poetica ‘Amore diverso’, che esprime rinnovandolo, l’amore profondo e incondizionato che prova per la figlia Elettra. Un concerto bello e intenso, grazie anche agli ottimi musicisti sul palco (Giuvazza Maggiore alla chitarra, il marchigiano Maximilian Agostini alle tastiere, Alex Pacho Rossi alla batteria), che restituisce alle nostre latitudini un Eugenio Finardi libero e autentico, sempre aperto a nuove forme di sperimentazione lirica e sonora.

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