Il carabiniere più longevo d’Italia è marchigiano: il brigadiere Patani compie 109 anni – VIDEO

L’Arma in festa: “un vero ‘emblema’ per tutta l’Istituzione avendo contribuito ‘a costruire la nostra storia’

Giornata di grande emozione e solennità per l’Arma dei Carabinieri: oggi il Brigadiere in congedo Guerino Patani, il Carabiniere più longevo d’Italia, ha spento 109 candeline nella sua abitazione di San Benedetto del Tronto.

Per suggellare questo straordinario momento, il Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Luongo, ha fatto pervenire una sua lettera di auguri ed una bellissima giberna in cristallo, uno dei simboli iconici della Benmerita. A stringersi attorno al Brigadiere Patani, oltre ai familiari, il Comandante della Legione Carabinieri Marche, Generale di Brigata Nicola Conforti, che ha consegnato gli omaggi del Comandante Generale e ha portato gli auguri più sinceri formulati dal Comandante Interregionale Carabinieri “Podgora”, Generale di Corpo d’Armata Aldo Iacobelli.

Presente anche una delegazione dell’Associazione Nazionale Carabinieri, capeggiata dall’Ispettore Regionale, Generale Tito Baldo Honorati, nonché il Comandante Provinciale di Ascoli Piceno, Colonnello Domenico Barone, il Comandante della Compagnia di San Benedetto del Tronto, Maggiore Francesco Tessitore, e il Comandante della Stazione, Luogotenente carica speciale Pasqualino Palmiero.

Al momento del fatidico soffio delle candeline, la sorpresa più grande: la telefonata del Comandante Generale. Il Generale Luongo ha formulato gli auguri più affettuosi a nome di tutta l’Arma evidenziando come il Brigadiere Patani sia un vero “emblema” per tutta l’Istituzione avendo contribuito “a costruire la storia dell’Arma”. Con la voce spezzata dalla commozione, il Carabiniere più anziano d’Italia ha ringraziato il Comandante Generale per la vicinanza e le belle parole formulate nei suoi confronti, ricordando in particolare i momenti difficili trascorsi a Roma durante il secondo conflitto mondiale che lo hanno visto protagonista riuscendo a salvarsi dai rastrellamenti sfociati nell’eccidio delle Fosse Ardeatine.

Una vita al servizio della Patria: il Brigadiere Guerino Patani, nato a Teramo nel 1917, si è arruolato giovanissimo, iniziando il suo encomiabile percorso nell’agosto 1936. La sua carriera militare è stata caratterizzata da episodi di eccezionale coraggio e dedizione durante i momenti più bui della Seconda Guerra Mondiale. Impiegato come corriere militare è riuscito a scampare ai pesanti bombardamenti sulle linee ferroviarie in cui persero la vita diversi suoi commilitoni. Trasferitosi a Roma, il Brigadiere Patani visse in prima linea i momenti più critici del Novecento italiano. La sua profonda conoscenza della Capitale gli permise di sfuggire al tragico rastrellamento tedesco delle Fosse Ardeatine del 24 marzo 1944. Da quel momento, entrò in clandestinità e fece parte del fronte di resistenza di Roma, partecipando a rischiose azioni nella zona Appia-San Giovanni-Tuscolano.

Terminato il conflitto, il suo instancabile senso del dovere dopo vari incarichi in diversi comandi dell’Arma, arriva nelle Marche. Nel 1963, infatti, approda alla Stazione Carabinieri di Grottammare, dove ha prestato servizio fino al momento del suo congedo, nell’aprile 1970. Il profondo attaccamento alla divisa è testimoniato dal fatto che sono stati carabinieri il nonno, lo zio, due fratelli ed altri parenti, non interrompendo il vincolo di dedizione con l’Istituzione Immediatamente dopo il suo congedo è stato anche cofondatore della sezione dell’Associazione Nazionale Carabinieri di Grottammare.

La celebrazione dei 109 anni del Brigadiere in congedo Guerino Patani trascende la mera ricorrenza anagrafica per configurarsi come una solenne celebrazione dell’identità ontologica dell’Arma dei Carabinieri, come sottolineato dal Comandante Generale durante l’emozionate telefonata. In un’epoca di accelerazione tecnologica e smaterializzazione dei legami sociali, la figura di Patani emerge come un’architettura morale del presente, un punto di tangenza dove il tempo storico si flette per incontrare l’eternità dei valori. Egli rappresenta quel “filo rosso” ideale – cromaticamente e simbolicamente affine alla banda che fregia l’uniforme dei Carabinieri – che unisce indissolubilmente l’Arma del 1936 alla proiezione istituzionale del 2026. La sua biografia, iniziata a Teramo nel 1917, non è solo una parabola individuale, ma lo specchio di una Nazione che ha trovato nei Carabinieri il proprio presidio di continuità e dignità.

Oggi, costantemente circondato dall’affetto della figlia Valeria, del genero Vito e dei nipoti e pronipoti, il Brigadiere continua a essere un pilastro di rettitudine e lucidità, impegnando le proprie giornate con brevi passeggiate, ginnastica e lettura di quotidiani. L’omaggio odierno dell’Arma è il segno tangibile della gratitudine della Nazione a un uomo che ha speso la sua vita servendo l’Italia, restando sempre e con orgoglio “Nei Secoli Fedele”.

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