Federica Settimi e la sfida globale con Inclusion International: “Così costruiamo una società davvero inclusiva”

Lotta per la chiusura di istituti e lo sviluppo di scuole speciali per persone con disabilità intellettive

Inclusion International è un’organizzazione no profit nata nel 1960 che opera a livello internazionale per promuovere l’inclusione delle persone con disabilità intellettive e delle loro famiglie in tutti gli ambiti della vita. Per saperne di più, abbiamo parlato con Federica Settimi, originaria di Macerata e Senior Inclusive Education Program Advocacy e Policy Manager dell’organizzazione.

“Siamo una rete globale composta da più di 140 membri sparsi in tutto il mondo. Il nostro lavoro si concentra sulla connessione e sul supporto globale di autorappresentanti – termine con cui ci riferiamo alle persone con disabilità intellettiva –  e delle loro famiglie. Per favorire questo supporto cerchiamo di influenzare le politiche regionali, nazionali e mondiali, che poi avranno un impatto sulla vita di queste persone”.

Tra i temi chiave che figurano nel sito vi sono: l’educazione inclusiva, l’occupazione inclusiva, la fine delle discriminazioni e poi la chiusura degli istituti. Su quest’ultimo punto Federica ha affermato: ”Noi non cerchiamo solo di chiudere questi istituti, ma proponiamo anche delle alternative. Ad esempio in Giordania abbiamo aiutato il governo ad implementare una transizione per riportare le persone con disabilità intellettive a vivere in libertà nella comunità. Con “istituti” intendiamo ospedali psichiatrici, dove le persone vengono lasciate marcire per tutta la vita solo per essere diversi da uno standard ideale. In questi edifici viene esercitato un forte abuso e vi è una grave mancanza di libertà. In molti paesi del mondo viene praticata la sterilizzazione forzata verso le persone con disabilità. Questa è una delle ragioni per cui questi istituti rappresentano un posto dove la violazione dei diritti umani è quasi assicurata”. Oltre che per la chiusura degli ospedali psichiatrici, Federica si batte anche per quella delle cosiddette scuole speciali. “Queste scuole promuovono una vita di esclusione. Noi vogliamo pertanto trasformare i sistemi scolastici tradizionali per renderli il più inclusivi possibile. Nella nostra esperienza, i sistemi più inclusivi sono quelli in cui tutti i bambini apprendono meglio, non solo quelli con delle difficoltà, perché gli insegnanti applicano delle metodologie che abbracciano stili diversi di apprendimento.

Nel corso della sua vita Federica si è sempre più avvicinata al mondo della disabilità intellettiva. “Mentre proseguivo i miei studi nel campo dei diritti umani e delle relazioni internazionali, mi sono accorta che in qualunque contesto le persone con disabilità sono il gruppo che paga il prezzo più alto in una società che permette a tutti, tranne che a loro, di raggiungere il proprio potenziale.Questa consapevolezza l’ha portata a entrare, circa sei anni fa, in Inclusion International. Al suo interno lei si occupa principalmente di educazione inclusiva, impegnandosi affinchè tutti gli studenti, inclusi quelli con disabilità intellettive, abbiano pari accesso al sistema educativo senza alcun tipo di discriminazione. Secondo Federica, per promuovere l’inclusione è necessario avere sistemi educativi flessibili. ”Ogni contesto ha una propria soluzione che si può costruire quando il sistema educativo è flessibile. Tra gli strumenti che possono aiutare molto gli insegnanti vi è l’Universal Design for Learning: un approccio all’insegnamento che fornisce agli educatori degli strumenti pratici per lavorare con classi eterogenee, partendo dal presupposto che tutti i bambini imparano in modo diverso, indipendentemente dalla propria diagnosi. Oltre a questa, vi sono anche altre pratiche, come la teoria delle intelligenze multiple e gli stili di apprendimento, che possono migliorare la qualità dell’istruzione”.

A suo parere, nel nostro Paese l’educazione inclusiva è ampiamente promossa: ”In Italia, grazie alla rivoluzione fatta negli anni Settanta verso l’educazione inclusiva, si è fatto un passo enorme in avanti. Per questo motivo, il nostro modello di educazione inclusiva è considerato un fiore all’occhiello a livello internazionale. Tuttavia, anche nel nostro sistema ci sono dei limiti e dei problemi da risolvere”

Per favorire l’inclusione, Inclusion International lavora a stretto contatto con governi e organismi internazionali come l’ONU. “Attualmente vivo in Italia, ma negli anni ho operato principalmente a New York o a Ginevra proprio per lavorare a stretto contatto con l’ONU. Il nostro compito è rappresentare la voce delle persone con disabilità e coinvolgere le organizzazioni nei processi di monitoraggio dell’implementazione della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità nei vari Paesi. Supportiamo i nostri membri nella partecipazione a conferenze internazionali e nel contribuire alla ste di risoluzioni ONU. Collaboriamo anche con l’UNESCO, in particolare con la sezione Global Education Monitoring Report, per migliorare i sistemi scolastici in termini di inclusione”.

Sui risultati che la rendono più orgogliosa ha dichiarato: ”Il primo è stato partecipare all’approvazione del commento generale sull’educazione inclusiva nel 2016. Per la nostra rete è stato un momento importantissimo perché questo documento ha spiegato, per la prima volta in maniera specifica e chiara, quali sono i parametri e i principi dell’educazione inclusiva. Per me è stato un immenso onore essere lì. Un altro momento importantissimo è stato il congresso mondiale di Inclusion International, organizzato lo scorso anno negli Emirati Arabi, che ha permesso a molte organizzazioni della rete di incontrarsi di persona dopo tanto tempo. Ciò di cui vado più fiera, però, è il fatto che lavoriamo per costruire delle società più giuste e inclusive”.

Attualmente Federica è impegnata ad implementare un progetto sull’educazione inclusiva in contesti di emergenza come in Colombia e in Niger. ”Stiamo aiutando le organizzazioni locali che si occupano di disabilità intellettiva a lavorare a stretto contatto con gli operatori umanitari al fine di creare programmi umanitari che siano il più inclusivi possibile dal punto di vista educativo – e poi continua –  Questo progetto mira a formare gli insegnanti sui temi di cui parlavo prima, come lo Universal Design for Learning, la teoria delle intelligenze multiple e gli stili di apprendimento. Questi strumenti possono favorire l’insegnamento in situazioni di emergenza. Siamo in fase conclusiva, una volta che avremo terminato pubblicheremo una serie di report che potranno essere utilizzati in futuro per replicare le pratiche di successo ottenute”.

In un mondo pieno di ostacoli, Federica e la sua organizzazione lottano ogni giorno per costruire una società senza barriere, in cui le persone con disabilità intellettive e le loro famiglie non siano messe all’angolo, ma abbiano pari accesso e siano valorizzate allo stesso modo in tutte le differenti aree della vita.

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