Sviluppo industriale nel piceno, ma resta alto il tasso di disoccupazione

La situazione nel piceno

La zona industriale di Ascoli, un tempo ricca di aziende e tanto lavoro, da tempo è in una condizione non semplice. Tante multinazionali e non hanno deciso di abbandonare il Piceno per trovare condizioni in altre zone. Tanto tempo fa la Cassa del Mezzogiorno aveva attirato molti imprenditori che stabilirono, nella zona industriale di Ascoli, uno stabilimento produttivo. 

Per fare un cenno storico, la Cassa del Mezzogiorno era un ente pubblico italiano creato dal Governo De Gasperi VI, per finanziare iniziative industriali tese allo sviluppo economico del meridione d’Italia, allo scopo di colmare il divario con l’Italia settentrionale. La zona industriale di Ascoli, pur non essendo posizionata ufficialmente nel Sud, fu inserita nel provvedimento. Grazie a questo aspetto, una grandissima azienda italiana come la Barilla, decise di aprire ad Ascoli un suo stabilimento, tutt’oggi ancora aperto e dove tante famiglie di ascolani e non, hanno trovato un’occupazione stabile e sicura. La Casmez fu attiva fino al 1991 e successivamente, la zona industriale conobbe un lento declino. Al momento, nel territorio, ci sono ancora aziende di grande livello come Fainplast, Hp Composites, Sabelli, Barilla, Ykk, Borgioni ma il tasso di disoccupazione nel Piceno rimane sempre ancora alto.

Un rimedio per sopperire a questa situazione è sicuramente il beneficio della Zona economica speciale (Zes) che ha come obiettivo l’attrazione degli investimenti, sviluppare infrastrutture, favorire la creazione di nuovi posti di lavoro e promuovere la crescita delle esportazioni e delle attività industriali. Le ZES si sono affermate nel mondo come laboratori per l’attrazione degli investimenti e come incubatori di innovazione, capaci di promuovere lo sviluppo produttivo e occupazionale di aree svantaggiate e/o in obiettivo convergenza. In particolare, il dibattito attorno alle potenzialità alle ZES ha conosciuto una rapida accelerazione negli ultimi decenni, soprattutto in Europa, anche e soprattutto ai fini di contrastare la crisi economica emersa a partire dal 2007.

Al momento le Marche non sono incluse in questo ambito, che è stato riservato alle regioni del Sud Italia e in tanti sperano che ci possa essere una modifica al piano del Governo. Un altro elemento che contribuisce ad attirare nuove industrie è il miglioramento delle infrastrutture, sia viarie che digitali. Un migliore collegamento stradale è fondamentale, così come l’implementazione dei collegamenti a fibra ottica, strumento fondamentale per l’economia di piccole, grandi e medie imprese.

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