Sumbu Kalambay, icona del ring, si racconta: “Momento più bello? Il titolo italiano”

L’ex campione del mondodi pugilato Sumbu Kalambay racconta la sua carriera tra titoli italiani, europei e mondiali, fino al ruolo attuale.

Di Matteo Bordacconi

Ai nostri microfoni abbiamo avuto Sumbu Kalambay: ex pugile e campione italiano (1985-1987), europeo (1987 e 1990-1993) e mondiale (1987-1989) dei pesi medi. Nell’arco della sua carriera professionistica, durata tredici anni (1980-1993), ha disputato 64 match: 57 vinti, 6 persi e 1 pareggiato. 

Lo abbiamo intervistato a Sant’Elpidio a Mare: fu proprio qui che disputò il suo primo incontro in Italia nell’ottobre 1980 e dove il suo talento divenne noto a tutti, in particolare a Bruno Cozzi, figura cardine della boxe marchigiana con cui da quel momento nacque un’amicizia indissolubile. Insieme, negli anni Novanta, fondarono un centro pugilistico dove si allenarono diversi campionicome Michele Piccirillo, Vincenzo Cantatore e Silvio Branco Antonio Perugino

Dopo aver ripercorso alcune delle tappe più importanti della sua carriera, dal dilettantismo in Congo fino al professionismo, siamo arrivati al presente: oggi Kalambay fa parte dello staff tecnico della nazionale italiana élite di pugilato e ogni giorno lavora per far crescere nuovi talenti con l’obiettivo di scoprire e lanciare nuovi fenomeni, proprio come lo è stato lui.

Lei a Sant’Elpidio a Mare disputò il suo primo incontro in Italia contro Luigi Marini e celebrò la festa di fine carriera. Cosa rappresenta per lei questa città?

“Sant’Elpidio a Mare è il paese che mi ha visto nascere come campione. Nessuno allora mi conosceva e qui disputai il mio primo incontro in Italia. Fui scelto come avversario di Marini e quando lui mi vide sul ring per la prima volta si mise le mani sui capelli e disse: ‘Ho sbagliato ad affrontare questo pugile’. Non sapevano che avessi fatto il mio primo incontro in assoluto in Austria dove vinsi con un KO alla settima ripresa. Quel match con Marini lo vinsi al sesto round, e da lì iniziai a frequentarmi con Bruno“.

Parlando di Bruno, che rapporto aveva con lui?

“Avevo un rapporto grandissimo con lui, eravamo sempre affiancati, inseparabili, come Flik e Flok. Prima di ogni incontro mi dovevo far tagliare i capelli da lui. Il giorno in cui non me li feci tagliare persi. Poi, negli anni Novanta, fondammo un centro pugilistico per la preparazione di pugili di calibro internazionale come Michele Piccirillo, Vincenzo Cantatore e Silvio Branco Antonio Perugino”.

Nel 1974 seguì da vicino la preparazione di Muhammad Ali a Nsele, in una palestra situata a una trentina di chilometri da Kinshasa, capitale dello Zaire (oggi Repubblica Democratica del Congo). Fu in quel momento che si innamorò della boxe?

“In realtà avevo iniziato a combattere già da prima. Tuttavia, in Africa lo consideravamo una sorta di re: sapeva combattere, sapeva intimidire gli avversari, sapeva far divertire… insomma sapeva far tutto. Era il modello a cui mi ispiravo”.

Nel 1980 lei non partecipò alle Olimpiadi di Mosca a causa del boicottaggio e per questo prese parte a delle mini olimpiadi che si tennero in Kenya. Mi racconti quell’esperienza

“Quell’anno gli Stati Uniti organizzarono delle Olimpiadi alternative in Kenya per tutti quei paesi che avevano aderito al boicottaggio, tra cui il Congo. In preparazione a quell’evento, feci un mese di stage in Gabon. Quelle mini olimpiadi furono una sorta di semi mondiale in quanto c’erano i pugili più bravi. Fui eliminato meritatamente nei quarti di finale da un pugile americano. In quel momento avevo già i biglietti per l’Italia, dove sarei passato tra i professionisti. Infatti, una voltaterminato il torneo, partii e non tornai più”.

Nel corso della sua carriera lei ha disputato incontri per il titolo italiano, continentale e mondiale all’interno di palazzetti gremiti e con milioni di spettatori davanti alla TV. Cosa faceva prima di salire sul ring per gestire l’ansia e il nervosismo prematch?

“Io ero una persona allegra, pertanto ridevo e parlavo sempre con tutti. Solo un’ora prima di salire sul ring facevo un po’ di ginnastica e mi concentravo per entrare nel mood ideale. Una volta salito, cercavo di capire quale fosse la mano forte del mio avversario per poi portare avanti il mio gioco e sferrare il mio sinistro, che era il mio colpo forte”.

Quale è stato il momento più bello della sua carriera e quello che rimpiange di più?

“Il momento più bello è stato quando sono diventato campione d’Italia poiché è stato il mio trampolino di lancio. Senza quel titolo non sarei andato da nessuna parte. Il mio maggior rimpianto, invece, è stato l’incontro per il titolo mondiale IBF in America, dove andai giù al primo colpo ricevuto. Fu l’unico KO che subii in carriera”.

Come è cambiata la boxe negli anni?

“Ai miei tempi i pugili, dopo aver vinto delle medaglie ai Giochi olimpici, passavano tra i professionisti. Ogni venerdì si disputavano incontri di pugilato in tutta Italia e c’erano molti più sponsor rispetto ad oggi. Dal punto di vista degli allenamenti, prima si correva molto di più. Oggi i ragazzi si allenano principalmente nelle palestre e sono seguiti costantemente da parecchie persone. Reputo questa evoluzione positiva, però bisogna trovare dei fenomeni come quelli di allora”.

Oggi lei fa parte dello staff tecnico della nazionale italiana di pugilato. Come sta vivendo questa esperienza?

“La sto vivendo molto intensamente: ogni quindici giorni sono fuori, torno a casa per qualche giorno e poi riparto. E’ un’esperienza molto impegnativa ma ci metto tutta l’anima per far crescere questi ragazzi, anche se a volte fanno quello gli pare: una volta tornati a casa da un torneo smettono di fare la vita da atleta che facevano in nazionale. Nonostante la giovane età, stanno facendo pian piano la giusta esperienza. In Brasile hanno appena vinto due medaglie di bronzo nei pesi massimi leggeri e medi”.

Lei è nato a Lubumbashi (ex Congo Belga), dove la boxe era molto praticata. In un’intervista dichiarò“Se un pugile veniva da Lubumbashi solitamente era uno forte”. Torna spesso nella sua città natale? E lì la boxe è ancora molto praticata?

“L’ultima volta che sono tornato giù è stata due anni fa. Lì la boxe è tutt’ora molto praticata e, infatti, la nazionale congolese è la più medagliata d’Africa”.

Cosa consiglierebbe a un giovane che oggi vuole iniziare a combattere?

“Gli direi di prendere questo sport con molta serietà e impegno. Bisogna avere molta disciplina e una grossa disposizione a fare molti sacrifici. Solo così puoi fare strada”.

L’ex campione del mondodi pugilato Sumbu Kalambay racconta la sua carriera tra titoli italiani, europei e mondiali, fino al ruolo attuale.
redazione
Author: redazione

Potrebbero interessarti anche...

                       

Articoli correlati

                       

Dalla home
VUOI RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO?

Iscriviti al nostro
canale telegram

Autore

I Più LETTI
DELLA SETTIMANA

I Più condivisi
DELLA SETTIMANA

 

Ultime NEWS