“Ci sono faglie attive che hanno già generato in passato terremoti di media intensità”
La sequenza sismica in corso nel Fermano dalla serata di mercoledì sta creando comprensibile apprensione nella popolazione. Le Marche tornano a vivere l’incubo terremoto, in un’area diversa dalle scosse del 2016 ma comunque anch’essa già in passato al centro di scosse importanti. La domanda che tutti si stanno ponendo in queste ore è: “Bisogna preoccuparsi?”. E il quesito lo abbiamo girato al professor Emanuele Tondi, geologo di Unicam, sempre disponibile nel cercare di spiegare da un punto di vista scientifico cosa sta succedendo. “Dobbiamo preoccuparci sempre” dice il professor Tondi “sulla base della pericolosità sismica, ben definita per ogni area, e non soltanto quando è in corso uno sciame sismico. Il terremoto del 24 agosto 2016 non è stato preceduto da nessun piccolo evento, per esempio. Nella zona attualmente interessata dallo sciame, la pericolosità sismica è minore rispetto alle zone interne appenniniche ma non uguale a zero. Ci sono faglie attive che hanno già generato in passato terremoti di media intensità, si veda quello del 1987 di magnitudo 5.1, con epicentro poco al largo di Porto San Giorgio, come indicato in figura”.
Il terremoto delle 12.22 del 3 luglio 1987, seguito da diverse repliche di intensità minore, provocò numerosi danni. La città più colpita fu Porto San Giorgio, ma anche altri Comuni tra cui la stessa Fermo, fecero i conti con i danni causati dal terremoto. In figura sono riportate le Intensità della Scala Mercalli (MCS) relative al terremoto del 1987 che colpì la costa marchigiana in provincia di Fermo.

“Sulla base delle fonti storiche,” afferma Tondi, “le intensità di 6 -7 gradi della Scala Mercalli rappresentano i valori più alti mai risentiti in questa zona. Un valore 7 della scala Mercalli (MCS) associato ad un centro abitato (come per esempio a Porto San Giorgio a seguito del terremoto del 1987) indica un danneggiamento caratterizzato da metà degli edifici danneggiati lievemente, un quarto gravi e qualcuna distrutta. Per trovare un altro terremoto importante nel tempo, bisogna andare ancora indietro negli anni, fino al 1943. Un sisma con epicentro Castignano, nell’ascolano, dove raggiunse l’8° della scala Mercalli ma che fu sentito anche nel fermano, dove provocò il crollo della cima del campanile del Duomo di Fermo.”
“I terremoti hanno una caratteristica ben definita, avvengono sempre negli stessi posti e con intensità simile. Quindi, quello che è successo in passato prima o poi si riverificherà in futuro. Sta a noi far sì che la prossima volta faccia meno danni, mediante un’azione programmata di prevenzione”, conclude Emanuele Tondi.
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