Di Fulvia De Santis
Il quadro politico di San Benedetto del Tronto si va progressivamente definendo in vista delle elezioni amministrative del 2026, con due candidati ormai al centro della scena: Nicola Mozzoni per il centrodestra e Giorgio Fede per il centrosinistra. Due nomi che rappresentano non solo due schieramenti, ma anche due percorsi profondamente diversi.
Nel centrodestra, dopo giorni di tensioni e incontri senza esito, è arrivato il nome di Mozzoni. Una scelta che segna il superamento, almeno per ora, delle divisioni interne che avevano caratterizzato la fase iniziale del confronto. Il candidato, sostenuto in particolare da Fratelli d’Italia, ha progressivamente raccolto consenso anche tra gli altri alleati, dando forma a una coalizione ampia che comprende Lega, Noi Moderati e numerose liste civiche. Anche Azione si schiera con Mozzoni: Alessandro Bollettini, in un primo momento candidato anche lui a sindaco, ha scelto ora di sostenere l’albergatore Mozzoni.
A rafforzare il suo profilo politico sono state anche le prese di posizione anticipate di figure di rilievo della politica cittadina come Tonino Capriotti e Domenico Pellei, che avevano dichiarato apertamente il loro sostegno già nei momenti più incerti, anche nell’ipotesi di una candidatura autonoma. Un elemento che ha contribuito a consolidare la sua credibilità e a spingere verso una ricomposizione interna.
La coalizione si presenta oggi larga e articolata, con circa dieci liste tra partiti e civiche, anche se resta ancora da chiarire la posizione definitiva di Forza Italia e di alcuni gruppi minori. Nonostante ciò, il centrodestra punta a presentarsi agli elettori come un blocco competitivo e sostanzialmente unito.
Diverso il percorso del centrosinistra, che ha individuato, già da giorni, in Giorgio Fede il proprio candidato sindaco al termine di un confronto interno tutt’altro che lineare. La sua candidatura è infatti maturata attraverso una votazione nel Partito Democratico conclusa con numeri stretti, segno evidente di una divisione tra maggioranza e minoranza.
Una parte del partito spingeva per un allargamento della coalizione a un “campo largo” che includesse anche realtà civiche e moderate, ma questa impostazione non ha trovato una sintesi condivisa. Il risultato è stata una scelta formalizzata, ma accompagnata da dubbi interni. Con i candidati ormai individuati, si apre ora la fase decisiva della competizione elettorale: la definizione delle liste, il consolidamento delle alleanze e l’avvio della campagna sul territorio.

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