Si accende il dibattito sulla gestione del pesce azzurro locale
di Fulvia De Santis
San Benedetto del Tronto si accende il dibattito sulla gestione del pesce azzurro locale. Negli ultimi anni, la vendita tradizionale attraverso l’asta del mercato ittico comunale è stata sospesa e il pescato è stato affidato a ditte esterne, soprattutto di Napoli. La decisione è legata anche al fatto che uno dei maggiori proprietari delle barche non è locale.
Secondo Lorenzo Marinangeli, Responsabile Regionale del dipartimento pesca della Lega, questo sistema ha portato a una riduzione della trasparenza e della concorrenza sui prezzi: “Quando il pesce è in appalto, il commerciante gli dà il prezzo che vuole lui”, spiega, mentre all’asta pubblica, con più concorrenti, si raggiunge un prezzo più giusto e coerente con il mercato. La pesca del pesce azzurro, basata sulle imbarcazioni “volanti”, è un’attività che parte al mattino con due barche in coppia che tirano le reti parallelamente e rientrano nel pomeriggio. Fino a poco tempo fa, il mercato ittico locale ospitava l’asta, dando ai commercianti la possibilità di acquistare direttamente il pescato e al Comune di incassare un affitto mensile degli spazi, circa 500-600 euro, senza incidere sulle provvigioni sul pescato.
Ma la proposta non riguarda solo la pesca. Marinangeli racconta anche della vita che si crea intorno al mercato, in particolare al bar che era presente all’interno e ora non più attivo da un paio d’anni: “Era un punto di incontro, anche di notte, dove arrivano i pescatori, i commercianti e la gente da fuori città”. Questo ambiente contribuirebbe a creare una rete di contatti e uno scambio economico reale, con persone che acquistano, vendono e lavorano negli stessi spazi. Secondo Marinangeli, riportare l’asta pubblica significherebbe anche dare voce a una categoria importante della città, contribuendo a mantenere vivo un mercato che rischia di perdere identità e tradizione. “Non è solo una questione economica – spiega Marinangeli – è anche un discorso sociale e comunitario. Qui c’è un sogno, una tradizione da non far morire”.
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