Salva una 18enne del Bangladesh da un matrimonio combinato

Una ragazza del Bangladesh in pericolo di matrimonio combinato viene aiutata da Enrica Schettino, responsabile del Punto Viola.

Enrica Schettino del Punto Viola racconta un episodio allarmante

Di Gianluca Fenucci

FALCONARA – “You’re not alone, non sei sola”. E’ la frase che Enrica Schettino, giovane imprenditrice falconarese del settore termo idraulico che vive a Montemarciano, ha più volte pronunciato ad una 18enne originaria del Bangladesh che chiedeva aiuto perché temeva di essere vittima di un matrimonio combinato ed era fortemente impaurita dal comportamento del padre.

Enrica Schettino è la responsabile del Punto Viola di Falconara, presidio sicuro dove le donne possano rifugiarsi se si sentono minacciate o in pericolo, e racconta l’episodio. “La 18enne ha chiesto aiuto sui social perché non era convinta di convolare a nozze – dice la Schettino – e un’altra ragazza le ha consigliato di contattarmi. Il giorno successivo su messenger la ragazza mi ha chiesto aiuto in inglese visto che non parla italiano e io l’ho sollecitata a recarsi dalle forze dell’ordine: lei però aveva paura e non voleva rivolgersi ai carabinieri; mi diceva che non poteva muoversi di casa, che controllavano i suoi movimenti ed anche il telefono. Allora l’ho sollecitata a fornirmi la posizione in cui era perché le dicevo che potevamo salvarla e che poteva iniziare una nuova vita ma lei era recalcitrante e dubbiosa. Non si sentiva al sicuro”. La Schettino ripercorre momenti di ansia e paura. “Continuavo a scriverle ma lei non mi rispondeva più, allora mi sono recata dai carabinieri. Appena mi ha mandato un nuovo messaggio in cui mi chiedeva aiuto e di andarla a prendere oltre a fornirmi la posizione ho allertato i carabinieri e siamo andati insieme a prenderla. Lei voleva parlare solo con me: tramava, si è messa a piangere e mi ha abbracciato. Le ho detto “non sei da sola adesso, sei al sicuro”. Lei mi ha detto in inglese che voleva la portassi nella mia auto e che non sarebbe salita in altri veicoli. Con una mano tenevo il volante e con l’altra l’abbracciavo“. La vicenda si è conclusa con un lieto fine. “Ora è in una casa famiglia in una località sconosciuta e sta bene. Voleva la seguissi in comunità ma le ho detto che era impossibile ma le ho detto anche che mi sento un po’ una sorella e che per lei ci sarò sempre».

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Author: redazione

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