L’Assessore regionale alla Sanità: “Faremo una verifica”
È polemica nelle Marche per alcune sacche di plasma gettate nella spazzatura: sacche che avrebbero dovuto essere destinate alla ricerca, alla produzione di farmaci o alle trasfusioni. Si tratterebbe, secondo la notizia anticipata da Fanpage, di circa sei quintali di sacche buttate dall’Officina trasfusionale dell’Azienda ospedaliero universitaria delle Marche (Aoum) di Torrette di Ancona, a causa del mancato congelamento nelle 24 ore successive al prelievo.
L’assessore regionale alla Sanità Paolo Calcinaro, ha affermato, invece, che il numero delle sacche sprecate sarebbe di gran lunga inferiore: “Circa 300 sacche da 250 grammi l’una”, conseguenza di una “criticità legata alla carenza di personale di una giornata, nei primi giorni di marzo”.
Nel pomeriggio l’assessore Calcinaro ha fatto il punto in una conferenza stampa durante la seduta di ieri del Consiglio regionale dedicata proprio al tema della sanità. Calcinaro ha parlato di una “difficoltà improvvisa” dell’officina del sangue a fronte della quale la Regione ha deciso potenziare il Dipartimento interaziendale regionale di medicina trasfusionale (Dirmt). “Istituiremo una commissione di verifica su quanto accaduto, ma la raccolta del sangue non si può fermare, sarebbe un segnale controproducente. – ha annunciato l’assessore – Ora la situazione è sotto controllo perché abbiamo trovato soluzioni immediate. Dobbiamo fare degli accertamenti perché lo dobbiamo a tutti i donatori”.
Per quanto riguarda il potenziamento temporaneo del Dirmt, Calcinaro ha parlato di sei persone in più destinate all’officina trasfusionale, quattro messe a disposizione dall’Azienda sanitaria territoriale (Ast) di Ancona e due dall’ospedale di Torrette. L’intenzione dell’amministrazione regionale, tuttavia, è di potenziare nei prossimi mesi con assunzioni stabili il Dipartimento, la cui carenza di personale era già stata denunciata nel 2024 dal Pd.
Sulla vicenda è intervenuta anche l’Avis, Associazione volontari italiani del sangue. “Si tratta di una vicenda che chiama in causa la fiducia nel sistema trasfusionale e il rispetto di un gesto volontario di grande valore sociale. Siamo profondamente amareggiati per quanto accaduto – dichiara il Presidente di Avis Regionale Marche, Daniele Ragnetti – e riteniamo sia doveroso intervenire con urgenza per correggere malfunzionamenti del sistema ed evitare che si verifichino nuovi episodi.
A destare particolare amarezza è il rischio di mortificare il valore del dono, un gesto gratuito, consapevole e responsabile che costituisce il fondamento dell’intero sistema trasfusionale e su cui Avis investe con profonda convinzione. Preservare il sangue e plasma che con grande generosità viene donato è una responsabilità, e l’intera filiera deve essere in grado di accogliere e gestire quel gesto.
Nello specifico, rispetto a quanto accaduto, teniamo a specificare che Avis non ha un rapporto diretto con l’Officina trasfusionale.
Il compito di Avis – conclude Ragnetti – è la chiamata del donatore e la gestione degli appuntamenti, secondo l’agenda che viene messa a disposizione dai centri trasfusionali stessi.
Confidiamo che le azioni ora in corso a tutti i livelli saranno utili a restituire al sistema la garanzia di qualità a tutela del gesto del dono, del rispetto dei volontari che lo compiono e della tutela della salute dei malati“.
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