“Non è destinata a rimpiazzare il lavoro umano, bensì ad affiancarlo e potenziarlo, restituendo tempo e qualità alla cura del paziente”
di Giorgia Traini
In occasione della puntata del 19 agosto 2025 della trasmissione Parola Chiave abbiamo avuto l’opportunità di intervistare Vittorio Bartolini, imprenditore e proprietario del Centro Medico San Tommaso, realtà sanitaria con due sedi operative, una a Monsampolo del Tronto e l’altra ad Ascoli Piceno.
Il dialogo si è concentrato su un tema di grande attualità: il ruolo dell’intelligenza artificiale in ambito medico e il suo potenziale impatto sulle professioni sanitarie. La domanda di fondo è stata chiara: fino a che punto l’AI potrà sostituire l’attività lavorativa umana?
Bartolini ha offerto una visione lucida e concreta, sottolineando che l’evoluzione tecnologica è una realtà già presente. L’intelligenza artificiale viene già impiegata in alcune fasi cruciali del percorso clinico. Un esempio significativo riguarda l’anamnesi del paziente: gran parte della componente burocratica e di raccolta dei dati anamnestici viene oggi svolta da sistemi automatizzati, con un notevole risparmio di tempo per medici e operatori sanitari.
Questa innovazione, secondo Bartolini, non rappresenta una minaccia per i professionisti, bensì un alleato prezioso. Gli operatori stessi hanno accolto positivamente l’introduzione dell’AI, riconoscendo i vantaggi in termini di efficienza. Meno tempo dedicato alla compilazione di documenti significa poter dedicare maggiore attenzione alla relazione con il paziente e concentrarsi sugli aspetti clinici più rilevanti.
Durante l’intervista, Bartolini ha inoltre raccontato di aver partecipato recentemente a un convegno in cui è stato presentato un progetto di implementazione futura dell’intelligenza artificiale applicata alla diagnostica per immagini. Per ora si tratta di discussioni e ipotesi progettuali, ma il percorso appare tracciato: in tempi non troppo lontani, sistemi intelligenti potrebbero supportare i medici nella lettura di radiografie, ecografie e risonanze, riducendo margini di errore e velocizzando il processo diagnostico.
In conclusione, dall’incontro con Vittorio Bartolini è emersa una prospettiva equilibrata: l’AI non è destinata a rimpiazzare il lavoro umano, bensì ad affiancarlo e potenziarlo, restituendo tempo e qualità alla cura del paziente. Un messaggio di fiducia, che mostra come la tecnologia, se ben integrata, possa diventare un alleato fondamentale della medicina del futuro.
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