Rotella riabbraccia il suo campione: serata con Riccardo Orsolini – FOTO

Riccardo Orsolini

L’attaccante classe ’97 di Bologna e Nazionale italiana riaccolto dal paesino ascolano

di Giorgia Traini

Applausi, lacrime e un’enorme emozione ieri – domenica 6 luglio – a Rotella per il ritorno di Riccardo Orsolini, il figlio del paese diventato orgoglio nazionale. In tanti si sono riuniti nella piazza principale per accoglierlo, festeggiarlo e ascoltare le parole di un ragazzo che, nonostante i grandi palcoscenici calcistici, non ha mai dimenticato le sue radici. “È un’emozione tornare qui, dove io e i miei amici ci siamo sbucciati le ginocchia e ci siamo a volte anche presi a botte”, ha esordito con un sorriso Riccardo, visibilmente commosso. Rotella, per lui, non è solo il paese d’origine, ma un vero e proprio simbolo di appartenenza: “Essere nato qui ed essere cresciuto qui è come sentirsi in una famiglia allargata”. La storia calcistica di Orsolini parte da lontano, da quando da bambino tirava pallonate contro una serranda. Ed è stata una casualità magica a farlo notare: Remo Orsini lo scoprì mentre si esibiva in una rovesciata durante una partita sulla spiaggia, un gesto istintivo ma rivelatore. Da quel momento, Remo non ha mai avuto dubbi: “Diventerà un giocatore di Serie A”, diceva a tutti. E così è stato.

Da allora, per Riccardo è iniziato il lungo viaggio, pieno di sacrifici, come quello quotidiano da Rotella ad Ascoli per gli allenamenti. Una strada faticosa, ma che ha costruito il carattere di un ragazzo determinato e soprattutto umile. “Ho giocato in stadi grandissimi, ma parlare qui in mezzo a voi è un’emozione immensa”, ha dichiarato tra gli applausi. Il suo discorso è stato un vero abbraccio collettivo. Ha ricordato i giorni spensierati, le partitelle infinite, le scorribande con gli amici, le scavalcate per entrare nel campetto anche quando era chiuso. “Eravamo una combriccola di pazzi scatenati”, racconta ridendo, “e i mister mi hanno sempre guidato dove era giusto andare”. Orsolini ha voluto ringraziare pubblicamente le colonne portanti della sua vita: i genitori Paride e Cristiana, la sorella Morgana e la sua compagna Elisa. “Senza di loro tanti sogni non li avrei mai realizzati”, ha ammesso con sincerità. Un pensiero speciale anche per le nonne, che ancora vivono a Rotella e che rappresentano per lui un legame affettivo fortissimo con la terra d’origine. Tra i momenti più toccanti, il ricordo degli allenatori che lo hanno formato: “Mi porto dietro i ricordi calcistici con Remo Orsini e Giuliano Castoldi. Due persone fondamentali per la mia crescita, che voglio ringraziare pubblicamente. Ero una peste, ma con loro ho vissuto la spensieratezza del bambino che scopre il calcio”.

Nel suo discorso non è mancato un messaggio ai giovani: “Non ossessionatevi. Sorridete, andate avanti e, prima di tutto, divertitevi. Il calcio è un mezzo per creare amicizie, relazioni, unione. Io ce l’ho fatta un po’ per bravura, ma anche per fortuna, perché nella vita bisogna capitare nei posti giusti al momento giusto”. Un pensiero è andato anche ad Ascoli, dove si è formato calcisticamente, e a Bologna, la città che lo ha accolto e in cui è diventato uomo. “Il mio cuore è frammentato tra diverse realtà. Una parte è qui, a Rotella, una parte è ad Ascoli, dove sono cresciuto, e una parte è per Bologna e la sua gente. Rappresentare quella città è un vanto”. La giornata si è conclusa con un lungo applauso. In mezzo alla gente, Riccardo si è intrattenuto con tutti, firmando autografi e abbracciando amici e compaesani. È tornato a casa, ma soprattutto ha dimostrato che si può arrivare lontano senza dimenticare da dove si è partiti. E Rotella, oggi più che mai, può dire con orgoglio: “Riccardo è uno di noi.”

Giorgia Traini
Author: Giorgia Traini

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