Di Fulvia De Santis
RIPATRANSONE – Un problema che si trascina da oltre vent’anni e che, secondo quanto ricostruito, sarebbe legato a un sistema di drenaggio insufficiente e a una gestione non adeguata delle acque piovane. È il caso degli allagamenti nella zona di Valtesino, nella località “Cabiano” tra Grottammare e Ripatransone, finito ora al centro di una causa civile promossa da un residente contro la Provincia di Ascoli Piceno.
Al centro della vicenda ci sono allagamenti ripetuti, con acqua e fango che durante le piogge intense invadono abitazioni e strade, causando danni materiali e disagi continui. Il residente ha chiesto un risarcimento di circa 50mila euro, denunciando non solo i danni subiti nel tempo, ma anche la difficoltà di accesso alla propria abitazione e il progressivo deprezzamento dell’immobile.
La Provincia di Ascoli Piceno ha deciso di costituirsi in giudizio davanti al Tribunale civile di Fermo, dove è stata fissata un’udienza per l’8 luglio. Il procedimento è stato avviato dal cittadino, assistito dall’avvocato Roberta Capocasa, con l’obiettivo di ottenere il riconoscimento delle responsabilità per i danni legati agli eventi alluvionali e agli allagamenti temporaleschi.
A ricostruire nel dettaglio la situazione è proprio il legale: “Praticamente a quell’incrocio ci sono sempre stati grandissimi problemi. Quando piove molto, tutta l’acqua e la terra che vengono dalla contrada San Stefano il fosso non riesce a contenerle”. Secondo l’avvocato, il fenomeno sarebbe aggravato anche dall’abbandono di pratiche agricole tradizionali: “Prima nelle campagne si facevano i fossi per raccogliere l’acqua, oggi queste manutenzioni non vengono più fatte”.
Tra le cause indicate c’è anche la mancata regimazione delle acque in alcune aree: “Per anni a San Rustico i lavori sono rimasti fermi e l’acqua ha iniziato a scendere verso la Valtesino passando per contrada San Stefano”. Il punto più critico resta però il sistema di drenaggio della strada provinciale. “Il tombino non era sufficiente per accogliere tutta l’acqua, soprattutto con detriti e fango. Si ostruiva e l’acqua tracimava”, spiega Capocasa. Le conseguenze per il residente sono state pesanti: “L’acqua e il fango entravano nella corte e anche al piano terra. Ogni volta era necessario intervenire per pulire e sanificare”.
Una situazione diventata insostenibile, tanto da spingere il proprietario a installare una protezione in legno: “Ha dovuto mettere una paratia perché non ne poteva più degli allagamenti”. Una soluzione temporanea che ha però portato a contestazioni da parte della Provincia e all’apertura del contenzioso. Il problema ha avuto anche riflessi sulla sicurezza: “A gennaio ci sono stati incidenti perché l’acqua stagnante si è ghiacciata: due auto sono uscite di strada e una ha urtato un mezzo dei vigili del fuoco”.
Secondo il legale, un passaggio decisivo riguarda i lavori effettuati dalla Provincia nel febbraio scorso: “Hanno sistemato il tombino e cambiato i tubi. Da allora la situazione è migliorata: l’acqua defluisce e non trascina più detriti”. Un elemento che potrebbe incidere anche nel processo: “Se dopo i lavori il problema non si presenta più, significa che prima c’era qualcosa che non funzionava”.
La vicenda non sarebbe isolata. “È una storia vecchissima, ci sono cause già dal 2008”, sottolinea l’avvocato. E aggiunge: “Ogni volta che ci sono piogge intense, il problema si ripresenta”. Nel frattempo, la situazione sembra essersi stabilizzata, ma resta l’incognita legata a future precipitazioni intense, che potrebbero riportare alla luce criticità mai del tutto risolte.



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