Pieralisi Jesi, Luciano Sabbatini suona la carica: “Ora bisogna lottare fino all’ultimo”

Luciano Sabbatini

L’ allenatore di Volley e mental coach di Gianmarco Tamberi, racconta il finale di stagione, la sfida con Teramo e l’importanza della preparazione mentale

di Matteo Bordacconi

Nell’intervista di oggi Luciano Sabbatini, coach della Pieralisi Volley Jesi, ha fatto il punto della stagione spiegando cosa si aspetta di vedere in questo rush finale per la salvezza a cominciare dalla prossima partita contro Futura Volley Teramo. Oltre ad essere allenatore di pallavolo Luciano è anche mental coach e dal 2014 collabora con Gianmarco Tamberi. A questo proposito ci ha illustrato l’importanza del suo ruolo nel fornire supporto mentale agli atleti, soprattutto ai più giovani. Infine, ha indicato quale sia, secondo lui, il migliore approccio da adottare quando si affrontano prestazioni importanti – come una gara sportiva o un esame – per gestire l’ansia e il nervosismo.

Sabato giocherete in trasferta contro Futura Volley Teramo. Che partita sarà e cosa servirà per dare continuità alla vittoria della scorsa settimana?

Siamo nella fase finale del campionato. Quando prepariamo le partite lo facciamo al di là dell’avversario, dobbiamo fare prestazioni all’altezza indipendentemente da dove andiamo. In ogni partita bisogna dare tutto quello che abbiamo. E’ successo così a Castellana Grotte dove in casa della terza in classifica abbiamo strappato un punto, e anche in altre situazioni. Ci stiamo preparando per una partita impegnativa, Teramo in casa ha un ruolino di marcia importante e perciò sappiamo che affronteremo una squadra forte tra le mura domestiche. Da parte nostra l’obiettivo è giocare una partita combattuta e intensa, e lottare fino all’ultimo.

Se l’aspettava una stagione così complicata con una lotta salvezza così combattuta?

Sì, perché la nostra squadra si è ringiovanita molto e ha cambiato tantissimo rispetto all’anno scorso. Sappiamo bene che ci vuole del tempo per adattarsi. Infatti il girone di ritorno che stiamo facendo è completamente differente rispetto a quello di andata. Magari speravamo di avere qualche punto in più nella prima parte ma adesso col senno del poi ci si fa poco. Stiamo vivendo questo finale di stagione in crescendo sul piano del gioco e dobbiamo continuare così fino all’ultima partita che sarà in Sicilia a Modica.

Oltre ad essere allenatore di pallavolo, lei è anche mental coach e dal 2014 collabora con Gianmarco Tamberi. Ci può spiegare meglio questo ruolo?

Il lavoro del mental coach è estremamente articolato. Diciamo che ha l’obiettivo di portare alla luce l’atleta stesso e il suo potenziale, e per farlo utilizza diverse strategie. Sicuramente il metodo del coaching è un metodo incentrato sulla persona ed è affiancato da tecniche di vero e proprio allenamento mentale. In genere l’atleta non sa bene come funziona il proprio corpo in correlazione con la propria mente dal punto di vista del funzionamento neurofisiologico. Il mental coach perciò deve avere competenze specifiche per dare all’atleta le istruzioni su come utilizzare al meglio questa correlazione mente-corpo.

Come ha gestito Gianmarco (Tamberi) nel luglio 2016 quando si è infortunato alla caviglia a pochi giorni dalle Olimpiadi? Come lo ha aiutato a superare quel periodo di rabbia e frustrazione?

Quando un atleta attraversa un periodo così difficile all’inizio puoi fare poco o nulla. Poi nei momenti in cui c’è la ripresa cerchi di portare l’attenzione su tutto quello che c’è rispetto a quello che manca. Devo dire che Gianmarco è un atleta con delle risorse interiori importanti. Quando è ripartito, abbiamo iniziato a lavorare prima sulla mente — perché il corpo in quel momento non poteva — concentrandoci sugli elementi tecnici da recuperare per fare il salto.”

Secondo lei in Italia viene data la giusta importanza alla salute psicologica e mentale degli atleti?

Credo che, come in tutte le cose, si va a due velocità. Ci sono atleti che si appoggiano molto a specialisti per avere sostegno. Un po’ meno di consapevolezza c’è nel medio-basso livello, ovvero nel settore giovanile dove le federazioni dovrebbero in primis dare gli strumenti agli istruttori e agli allenatori per avere una formazione adeguata. Spesso i giovani rischiano di perdere il proprio talento fisico e motorio a causa della mancanza di un adeguato supporto alla persona. Inoltre non dobbiamo mai dimenticare che l’abbandono della pratica sportiva ha percentuali molto alte.

Cosa consiglierebbe di fare ad una persona che sta per affrontare una performance – che può andare da

una gara sportiva ad un esame universitario – per gestire l’ansia e il nervosismo?

Diciamo che naturalmente non c’è una ricetta. Però una cosa è certa: consiglierei di cercare sicurezza nel lavoro svolto e nell’impegno che ha messo nel percorso. La performance – che può essere una gara o un esame – è un momento talmente ricco di variabili indipendenti dalla persona che non possono essere controllate. E’ inutile quindi focalizzarsi troppo sul risultato finale, perché si rischia di perdere l’attenzione su quelli che sono gli elementi fondamentali della prestazione: concentrazione, focus attentivo e voglia di divertirsi – per l’atleta – e voglia di far bene – per lo studente. In altre parole: concentrarsi sul presente trovando sicurezza nel percorso fatto.

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Author: redazione

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