Dopo la sentenza della Corte di Cassazione: che confermando l’omicidio volontario, il vilipendio e la distruzione del cadavere, ha tuttavia riformato la sentenza in Appello laddove si riconosce l’aggravante della violenza sessuale da parte di Innocent Oseghale. Aldila’ della profonda amarezza della famiglia della vittima, l’occasione per fare una piu’ completa e definitiva luce sulla vicenda che ha scosso la comunità internazionale
di Maurizio Verdenelli
Macerata pare aver accolto con distacco l’ultimo atto (in ordine di tempo, ma non definitivo) del caso Pamela Mastropietro. Da Roma, dalla Corte di Cassazione, il monumentale fascicolo giudiziario passa ora a Perugia alla Corte d’Appello dell’Umbria: dovrà sentenziare, entrando nel merito, in ordine al contestato reato di violenza sessuale. Che la Corte d’Appello delle Marche, accogliendo le richieste efficacemente poste del Procuratore generale, Sergio Sottani (magistrato nato a Perugia che ha operato a Macerata e Forlì) aveva riconosciuto insieme con le imputazioni di omicidio volontario, vilipendio e distruzione del cadavere a carico del nigeriano Innocent Oseghale condannandolo all’ergastolo.
Dicono i difensori Simone Matraxia ed Umberto Gramenzi: “Adesso si apre invece concretamente con il nuovo processo a Perugia la possibilità che la condanna all’ergastolo, resa possibile dal riconoscimento dell’aggravante della violenza sessuale, venga ridotta trent’anni di carcere”.

Non nasconde chiara soddisfazione professionale il cassazionista Gramenzi intervenuto in aula a Roma (dalle 10 alle 13, sentenza intorno alle 17) presenti tutti i familiari di Pamela, assente invece Oseghale. Fuori dal Palazzaccio striscioni a ricordare il nome della vittima, la diciottenne ragazza romana uccisa con due coltellate e fatta a pezzi nell’appartamento maceratese di via Spalato dall’imputato il 3 gennaio 2018 (il cadavere in due trolley ritrovato in via Mattei nell’agro di Pollenza).
A sostenere con forza e determinazione la conferma dell’ergastolo in Cassazione, ritenendo perfetto l’impianto accusatorio del dottor Sottani, il Pg Maria Francesca Loy.

La Corte, sul consueto ed esclusivo piano della legittimità, ritenendo definitivamente comprovato il reato dell’omicidio, in tal modo fugando definitivamente la primigenia ipotesi di overdose, ha tuttavia ritenuto riformare la sentenza in merito all’aggravante della violenza. Posta in dubbio dalla difesa in relazione alla ipotesi, riferita alla vittima, di una patologia bordline. Al riguardo si sono fronteggiate le analisi della criminologa Bruzzone e del medico della Pars di Corridonia dove la ragazza era in cura.

Il caso non è dunque chiuso. Resta la profonda amarezza della famiglia, le lacrime e la voce di mamma Alessandra che non ha, ne umanamente può avere toni rattenuti (“Aspettiamo da 4 anni dallo Stato giustizia e verità!!!”) e dello zio avv. Marco Valerio Verni. Anche e soprattutto in direzione alla richiesta di illuminare lo scenario del delitto su eventuali ulteriori correi.
Il caso non va in archivio, ripetiamo. Al Palazzo di Giustizia di Perugia, che ne ha visto altre analoghe clamorose a livello internazionale (l’omicidio di Meredith) potrebbe riaprirsi una vicenda che facendo luce sul ‘prima’, sul ‘durante’ e su ‘dopo’, ha letteralmente scosso la coscienza del mondo: Macerata in prima pagina anche a Pechino. E si possa così finalmente mettere la parola fine, nella serena consapevolezza della completa verità dei fatti.

“E’ quello che con tutto il cuore e la ragione ci auguriamo tutti” commenta la dott.ssa Federica Paccaferri, l’eccellente interprete di Innocent Oseghale durante il processo in primo grado e traduttrice della sentenza all’ergastolo emessa a Macerata dalla Corte d’Assise. Presente anch’ella, ieri mattina, in Corte di Cassazione.
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