Omicidio Sartini, colpo di scena: annullata la condanna di Nica Cornel a 18 anni

12 anni senza un colpevole

di Gianluca Fenucci

Sono passati ben 12 anni dell’omicidio di Giancarlo Sartini, 53enne chiaravallese, ucciso nella sua casa di via Circonvallazione, di fronte alla stazione ferroviaria, nella notte tra il 26 e il 27 dicembre 2014. 12 anni dopo non c’è ancora un colpevole per l’efferato omicidio di un uomo buono e molto conosciuto a Chiaravalle. L’accusa di Nica Cornel, 31enne rumeno che lavorava in un negozio di ortofrutta a Chiaravalle, era stato accusato di omicidio volontario ma venerdì l’accusa è stata annullata, con rinvio, da parte della Corte di Cassazione. Un colpo di scena giudiziario che getta ombre su come viene amministrata la giustizia e pone una serie di interrogativi.
I giudici hanno disposto un nuovo processo davanti a una diversa sezione della Corte di Assise di Appello di Firenze, accogliendo per la terza volta il ricorso presentato dal difensore avvocato Simeone Sardella. La decisione della Cassazione cancella la terza condanna, inflitta nel processo d’appello-ter, che aveva condannato Cornel a 18 anni per omicidio volontario. Il 31enne era stato inizialmente assolto in primo grado dal giudice del Tribunale di Ancona, ma la Corte di Assise di Appello di Ancona lo aveva poi condannato a 16 anni. La sentenza che aveva riconosciuto due anni in più di condanna all’imputato ora è stata cassata. L’avvocato difensore Simeone Sardella aveva sottolineato come si tratta di un caso giudiziario unico in Italia che supera per numeri di annullamenti con rinvio i più noti casi delle cronache giudiziarie italiane. L’avvocato Sardella aveva presentato il terzo ricorso per Cassazione articolato in 13 motivi di ricorso contestando la violazione di diritti fondamentali dell’imputato al giusto processo previsti dalla Corte Europea dei diritti dell’Uomo, evidenziando che anche la Corte di Firenze aveva commesso una serie di errori nella valutazione delle testimonianze e della perizia sull’ora della morte. Secondo l’accusa Giancarlo Sartini sarebbe stato ucciso a sprangate dopo aver sorpreso Cornel mentre tentava di derubarlo di monili d’oro in casa. Ma una prostituta, è tornata a testimoniare e ora lavora come badante, aveva fornito un alibi al 31enne rumeno affermando che l’imputato al momento del delitto era con lei, una testimonianza che era stata ritenuta non credibile in appello.

L’avv. Sardella ha contestato che la Corte di Firenze aveva immotivatamente escluso dalle prove a discarico, oltre alle testimonianze che scagionavano Cornel, la principale prova scientifica che identifica l’autore dell’omicidio, ossia l’orma di piede destro intrisa di sangue che, a partire dal letto della vittima, gira in tutte le stanze e solo in uscita dalla finestra della cucina. Orma che, in base agli accertamenti del Ris, è quella dell’aggressore e che non appartiene a Cornel. Il legale aveva anche sostenuto che la sentenza di primo grado di assoluzione è l’unica giuridicamente corretta. E la Suprema Corte, per l’ennesima volta, aveva accolto le tesi difensive. E così, dopo 12 anni, l’omicidio di Giancarlo Sartini non ha ancora un colpevole. I parenti e gli amici della vittima restano sconcertati nel loro dolore. “È giustizia questa?”.

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