Un philoshow dedicato alla voce e al mistero della celebre cantante in una piazza gremita
Una giornata intensa e profondamente evocativa quella di sabato a Popsophia, dove il tema dell’universo femminile ha dominato la scena attraverso filosofia, musica e cultura pop. Dalle voci delle relatrici fino a quella indimenticabile di Mina, è stato un susseguirsi di riflessioni, emozioni e performance che hanno raccontato, in modo nuovo, l’evoluzione dell’identità femminile e dei suoi linguaggi.
Protagonista assoluto della serata a Civitanova Alta, un philoshow inedito dedicato alla “tigre di Cremona”, che ha incantato una gremitissima piazza della Libertà. Mina, artista iconica e simbolo di libertà espressiva, è stata raccontata in una chiave affascinante da Lucrezia Ercoli e dalla scrittrice Ilaria Gaspari. Un viaggio tra musica e filosofia, tra testi e contesto sociale, che ha rivelato l’impatto della cantante sulla cultura italiana dagli anni ’60 ai ’70, quando il suo stile, la sua voce e la sua presenza scenica rompevano gli schemi di un Paese in trasformazione.
Da “Brava” – “canzone manifesto del suo talento” – a “Parole parole”, ogni brano è diventato simbolo di una nuova grammatica dell’amore e dell’emancipazione, come spiegato da Gaspari: una narrazione capace di rendere visibile il desiderio e la forza di un’epoca. Mina, che dal 1978 ha scelto di scomparire dalla scena, è diventata “pura voce”, come la ninfa Eco, lasciando che il suo canto risuonasse nei desideri di generazioni.
Ma la giornata è stata anche un’ode alle voci femminili contemporanee. Eleonora Caruso, con il suo intervento “Doveva essere il nostro momento”, ha riportato il pubblico negli anni ’90, tra telefoni a rotella e suonerie polifoniche, risvegliando una nostalgia tecnologica che già sembra preistoria. A seguire, Alice Valeria Oliveri ha riflettuto sull’eredità culturale di “Non è la Rai”, proponendo un parallelo sorprendente con TikTok: “TikTok è Non è la Rai, ma senza Boncompagni”, ha dichiarato, mettendo in discussione i modelli estetici ancora oggi veicolati.
A completare il percorso tematico, Guerino Nuccio Bovalino ha esplorato il legame tra identità e tecnologia, sottolineando come l’utopia digitale degli anni ’90 si sia trasformata in una nuova paura: quella di perdere l’umanità nel progresso.
La giornata di Popsophia ha così intrecciato passato e presente, voce e corpo, memoria e trasformazione, in un racconto collettivo capace di unire la filosofia alla cultura pop.
Oggi la conclusione del festival: a partire dalle 18, spazio agli anni Duemila con Alfonso Amendola che parlerà della Generazione Z, Davide Navarria con una riflessione su “Rick e Morty”, e Alessandro Lolli che indagherà il nuovo concetto di celebrità. Gran finale con lo spettacolo inedito dedicato a Bob Dylan, narrato dal giornalista musicale Carlo Massarini. Un’ultima serata per chiudere un festival che, ancora una volta, ha saputo raccontare il nostro tempo attraverso la filosofia pop.


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