Maxi operazione della Questura, nel mirino un clan legato allo spaccio di droga e non solo

L’elicottero della polizia sui cieli del Fermano. Sette le ordinanze di custodia cautelare in carcere. Le indagini hanno avuto origine dalle torture subite da un giovane tunisino lo scorso 11 ottobre

Fermate diverse persone, tra cui volti noti nello spaccio di sostanze stupefacenti. È scattata all’alba di oggi l’operazione della questura di Fermo, guidata dal questore Luigi Di Clemente, tesa a debellare un clan protagonista di una guerra per il controllo delle piazze di spaccio sulla costa fermana. I poliziotti della questura fermana, con l’ausilio anche dell’elicottero della polizia di Stato, si sono concentrati sulla Valdaso: in particolar modo su un casolare nelle campagne di Lapedona.

L’operazione, oltre che a colpire un gruppo dedito allo spaccio, avrebbe anche come obiettivo quello di stroncare sul nascere ulteriori fatti di sangue, legati a faide interne e regolamenti di conti per il controllo criminoso del territorio.
Nei giorni scorsi, infatti, un giovane di origini nordafricane è stato accoltellato e ustionato alle braccia. Un fatto inquietante che gli inquirenti ricollegherebbero proprio a una ritorsione. E sempre nei giorni scorsi i poliziotti, dopo appostamenti e pedinamenti, hanno denunciato un ragazzo di origini asiatiche, proprio a Lapedona, trovato in possesso di droga.

“La Città si è svegliata con il suono delle sirene per gli arresti effettuati grazie all’impegno della Polizia di Stato e delle Forze dell’Ordine ed all’azione della Procura. – ha detto il sindaco di Fermo Paolo Calcinaro – E veramente un ringraziamento a loro perché fanno capire a questi soggetti che il fermano non è un territorio dove possono spadroneggiare con i loro affari di droga. Ora speriamo che il sistema legislativo penale riesca ad assicurare a questi galantuomini una lunga permanenza carceraria. E questo avviene nella stessa mattinata in cui a Fermo giunge un baluardo della lotta alle mafie: Don Luigi Ciotti. Grazie a lui per l’impegno quotidiano e grazie a chi lavora sul campo ogni giorno per la sicurezza di questo territorio”.

Sette le ordinanze di custodia cautelare in carcere emesse dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Fermo. I provvedimenti scaturiscono da gravi fatti avvenuti l’11 ottobre scorso che hanno visto vittima un giovane tunisino appena 20enne.
In quella circostanza il ragazzo che si trovava seduto nei pressi della zona di Lido tre Archi di fermo, venne prelevato con la forza da un’auto con a bordo tre connazionali, tutti noti pregiudicati. Costretto a salire sul veicolo, condotto a Porto Sant’Elpidio, dove il gruppo si era unito ad altri complici a bordo di una seconda auto per raggiungere un’abitazione di Lapedona dimora di un altro cittadino tunisino, lì veniva torturato per tre ore e mezza: picchiato violentemente, ustionato con olio bollente al braccio destro, colpito con una mazza da baseball, tagliata con un coltello e percossa con bottiglie di vetro e una sedia.

Terminate le sevizie, i dieci malviventi facevano risalire il giovane in auto, dirigendosi verso al palestra di via Aldo Moro a Lido Tre Archi, con l’intento di esibirlo come monito per chi avesse osato violare le “regole” imposte dal loro gruppo criminale nelle piazze di spaccio della costa fermana. Proprio in quel momento, le Volanti della Polizia di Stato, impegnate nel servizio di controllo del territorio, intercettavano le due autovetture e insospettite dall’atteggiamento dei conducenti, decidevano di procedere al controllo: alla vista degli Agenti, i malviventi si diedero alla fuga, consentendo però ai ragazzi di liberarsi e chiedere aiuto.

Il giovane spaventato e dolorante implorava gli agenti di essere allontanato da quel gruppo di persone e di essere portato in ospedale, manifestando il timore che i suoi aguzzini volessero ucciderlo. I poliziotti lo avevano quindi messo immediatamente in salvo e lo accompagnato al Pronto Soccorso per ricevere le prime cure necessarie.

Un’operazione frutto di mesi di indagini.
L’operazione di questa notte rappresenta il risultato di una lunga e articolata attività di indagine avviata dalla Squadra Mobile di fermo a fine maggio e proseguita con la recente operazione Cerbero, anch’essa portata a termine dagli investigatori in stretta collaborazione con le Squadre Mobili di Macerata, Ascoli piceno, Pesaro, Ancona e Chieti.
Nel corso di quella operazione sono stati tratti in arresto numerosi pregiudicati al fine di smantellare un vasto traffico di stupefacenti che si estendeva lungo l’intera fascia costiera fermana e nell’entroterra.
Tuttavia, nonostante il duro colpo inferto, il sodalizio criminale, composto prevalentemente da soggetti di origine magrebina, non era stato completamente disarticolato e aveva proseguito le proprie attività illecite, fino a degenerare nei gravi fatti di sangue culminati con la tortura del giovane sequestrato l’11 ottobre.

Il pericolo concreto di reiterazione dei delitti della stessa natura, già commessi in precedenza, e la possibilità che potessero verificarsi episodi ancora più gravi, fino all’omicidio di alcuni appartenenti sai gruppi rivali, hanno spinto la Squadra Mobile – grazie alla collaborazione con la Procura della Repubblica e con il Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Fermo – a richiedere e ottenere l’emissione delle ordinanze di custodia cautelare in carcere eseguite questa notte.

Un colpo durissimo a un gruppo criminale radicato sul territorio
Le indagini hanno permesso, ancora una volta, di ricostruire in modo dettagliato gli assestamenti e le dinamiche interne del gruppo criminale, individuandone ruoli, gerarchie e le connessioni con altri sodalizi attivi nel traffico di droga: gli indagati di questo ultimo troncone sono 10 e 7 le catture emesse. L’operazione rappresenta un colpo durissimo alla criminalità organizzata straniera operante sul territorio fermano e nella fascia costiera adriatica, riaffermando la presenza costante e determinata della Polizia di stato nel contrasto ai reati più gravi e nella tutela della sicurezza dei cittadini.

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