Un’iniziativa nata dal dolore che diffonde sicurezza nelle comunità
Ci sono storie che non finiscono mai davvero.
Quella di Mattia continua a vivere attraverso le persone che lo hanno amato e attraverso un progetto che porta il suo nome: “Mattia, Città in sicurezza”. Ne abbiamo parlato con Chiara Mormile, presidente dell’associazione “Un Battito di Ali”, che ci ha raccontato come da un grande dolore sia nata un’iniziativa capace di trasformarsi in speranza e in un impegno concreto per salvare vite.
“Il progetto è nato nel 2024 a Pescara, città d’origine di Mattia e della sua famiglia – esordisce Chiara. – È iniziato insieme all’associazione “Cromosoma della felicità”, realtà che si occupa di bambini con sindrome di Down. La presidente, Alessia Stipani, è infatti mamma di un bambino affetto da sindrome di Down e anche cardiopatico, poiché purtroppo molti di questi bambini nascono con una cardiopatia congenita. Roberta, la mamma di Mattia, e Alessia si sono conosciute in ospedale e da allora è nata una profonda amicizia.Mattia addirittura chiamava Alessia “zia”, a testimonianza del legame sincero e affettuoso che si era creato tra le due famiglie.
Per portare il progetto “Mattia, città in sicurezza” nelle Marche, Roberta, che fa parte sia del direttivo di Cromosoma della felicità sia del nostro direttivo, quello di “Un Battito di Ali“, lo ha proposto a me. Naturalmente non ho potuto dire di no.
Il progetto collabora anche con un ragazzo del Veneto, conosciuto come “il Babbo Natale dei bambini”, che segue e accompagna i bambini oncologici terminali e le loro famiglie durante l’ultimo periodo di vita. È un’esperienza molto intensa e toccante. Essendo diventato un mio caro amico, ho avuto modo di presentargli Roberta, la mamma di Mattia, e dopo Natale porteremo insieme il progetto anche in Veneto.
Il progetto nasce dal dolore per la perdita di Mattia, venuto a mancare il 27 dicembre 2023 a causa di un arresto cardiaco dovuto alla sua cardiopatia congenita. L’idea della mamma è quella di donare defibrillatori a palestre, centri ricreativi, chiese, scuole – insomma, a tutti quei luoghi dove potrebbero rivelarsi utili. Lo scopo è prevenire altre tragedie, evitando che altre famiglie debbano affrontare la perdita di un figlio. Io dico sempre che il defibrillatore è uno strumento salvavita utile a tutta la comunità, non solo a chi ha patologie specifiche. Attualmente, in Abruzzo ne sono già stati donati 11. Con la nostra associazione ne abbiamo aggiunti altri due: uno a Frosinone, grazie a Silvia Mazzocchi, una ragazza conosciuta su Facebook che, pur essendo estranea, si è appassionata alla causa e ha voluto donare un defibrillatore a un centro sportivo locale; e un altro installato nell’azienda del papà di Mattia, su sua richiesta.
La nostra non è quindi una raccolta fondi. A volte individuiamo noi le strutture a cui donare il defibrillatore, altre volte – come nel secondo caso – c’è chi desidera contribuire direttamente acquistandolo o sostenendo il progetto. Oltre alla donazione dei dispositivi, il nostro obiettivo è anche quello di organizzare corsi di formazione sull’utilizzo del defibrillatore e sul primo soccorso. Io, ad esempio, vivo a Recanati, dove ci sono diversi defibrillatori installati, ma la maggior parte delle persone non saprebbe come usarli. Va bene acquistarli, ma devono essere strumenti vivi, non semplici oggetti ornamentali. In realtà il loro utilizzo è molto semplice, anche per chi non ha esperienza: il dispositivo dà tutte le indicazioni. Tuttavia, la paura e la scarsa conoscenza spesso bloccano le persone proprio nei momenti critici.
Ecco perché il nostro è un vero e proprio progetto di sensibilizzazione e formazione. Tutto questo è reso possibile grazie alle donazioni – specificando la causale “Progetto Mattia” sul conto dell’associazione – oppure attraverso la vendita di gadget dedicati, che proponiamo durante i nostri banchetti. I fondi raccolti vengono destinati all’acquisto dei defibrillatori, che poi doniamo a chi ne ha più bisogno”.

“Parlare di Mattia lascia sempre un groppo in gola, che non va né né giù – queste le parole di Roberta, mamma di Mattia. – Da una parte la meraviglia di questi 4 anni vissuti pienamente, dall’altra è il vuoto assoluto in cui ci ha lasciati.
La vita di Mattia è stata la vita di un bambino nato in una famiglia che lo ha desiderato, amato e cresciuto, come tanti bambini in tantissime famiglie. Ma parlare di lui senza menzionare la sua cardiopatia è impossibile, perché per quanto possa essere vero che è stato amato è altrettanto vero quanto lui abbia sofferto. I primi sette mesi chiusi in una stanza di ospedale, interventi a cuore aperto, terapie intensive, farmaci… tutto questo per quattro anni ha fatto parte della sua vita e della nostra vita. La differenza, però, l’hanno fatta i suoi occhi, la sua voglia di vivere e la resilienza che lo ha sempre contraddistinto.
Mattia non aveva speranze, ma ha vissuto quattro anni; Mattia non avrebbe mai camminato, invece ha imparato a correre; Mattia sarebbe rimasto afono, invece aveva una voce bellissima. Mattia ha sempre cambiato le carte in tavola ed ha sempre deciso per lui. La sua vita è stata sempre una sorta di montagne russe, tutto veloce, imperfetto, impegnativo, scombinato, ma meravigliosamente bellissimo.
Se c’è qualcosa che Mattia mi ha lasciato è la serenità di una vita vissuta nel pieno della gioia, della felicità, dell’amore.
Sono state dette tante cose, è stata giudicata anche la mia scelta di metterlo al mondo. Io, invece, mi sento la mamma più orgogliosa sulla terra. Abbiamo combattuto con tutte le nostre forze e con tutto l’amore del mondo e avremmo continuato a farlo.
Poi però il puzzle si è incastrato in maniera diversa. Per una nuova vita che si stava aggiungendo alla nostra famiglia, quella di Mattia ci è stata tolta senza nemmeno avere il tempo di capire che cosa stesse succedendo. Mattia ci ha lasciato esattamente come ha vissuto la sua vita: a 100 all’ora.
A noi rimangono i ricordi felici, stupendi ricordi pieni di vita e di amore. C’è una cosa che mi rende tanto orgogliosa di Mattia: ovunque io vada qualcuno lo conosce. Allora io ho capito: la sua missione, per quanto breve, lui l’ha compiuta. Nessuna vita riesce ad essere così impattante in così poco tempo senza fare grandi cose, tranne Mattia, perché lui fa l’impossibile. Continua a fare del bene, anche non essendo più fisicamente qui, e il progetto Mattia ne è la prova. Grazie per amarlo, per ricordarlo in qualunque momento. Mattia vivrà per sempre nel cuore di tutti noi”.
Author: Angelica Mancini
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