Ci hanno riferito che qualche attempato tifoso, entrando domenica allo stadio, ricordava le epoche ruggenti dei derby tra Maceratese ed Anconitana (allora si chiamava così). Negli anni ’60, quelli della “C” unica a tre gironi, è anche avvenuto che i punti in palio erano determinanti per giocarsi addirittura l’accesso alla cadetteria, poi sfumato dopo il memorabile testa a testa con il Perugia. Furono sempre sfide acerrime ed equilibratissime, giocate sul filo di lana e con esiti alterni, come d’altronde avvenne anche nella più recente Lege Pro. L’1-5 di ieri, per farla breve, non fa onore a questa lunga storia, soprattutto per il modo con il quale il risultato è maturato nella ripresa, chiusa con una sorta di resa senza condizioni. Si era tra l’altro rivisto il pubblico delle grandi occasioni (tremila presenze all’HR è un dato che dovrà far per forza riflettere) e vederlo abbandonare gli spalti con grande anticipo e tra mille mugugni ha amareggiato in parecchi. Che poi il “maceratese” tipo non si abbandoni a contestazioni plateali è un altro discorso. Allora, apprezzando il fatto che il DG Serangeli ci abbia messo la faccia assumendosi tutte le responsabilità (non capita di frequente), è evidente che il derby ha sbattuto in faccia a chi di dovere le lacune di questa squadra, in parte “mascherate” dalle tre vittorie che ora appaiono le classiche rondini che non fanno la Primavera.
Questioni trite e ritrite che i tifosi, tutt’altro che sprovveduti, conoscono a menadito: in un gruppo infarcito di mezze punte manca come il pane un attaccante centrale ed un difensore di peso ed esperienza è imprescindibile in un reparto che troppo spesso si deve affidare agli exploit del suo portiere. L’elenco potrebbe continuare ma per carità di Patria e motivi di spazio ci fermiamo qui. Dopo una sorta di lunga traversata nel deserto, durata 9 anni, nei quali si è visto di tutto la Maceratese, per indiscutibili meriti certo ma anche, inutile negarlo, per diverse concomitanze favorevoli è tornata a disputare un campionato nazionale e la città, tiepida in altre circostanze, ha risposto e sta rispondendo alla grande, con abbonamenti e presenze allo stadio. Una “generosità” con il Patron, peraltro da ringraziare per la resilienza nelle stagioni difficili, manifestata in mille modi e che, visto il momento, andrebbe ricambiata con fatti concreti. Si procede invece tra incertezze, titubanze, pensieri e ripensamenti ed il dubbio, in un campionato crudele, è che non si avvertono con chiarezza i segnali di allarme che arrivano dal campo. Una “banale” questione di “argent” insomma. Ricorrendo sempre alla storia ci sono innumerevoli casi di squadre rivoltate come un calzino ed alla fine felici e vincenti. Basterebbe mettere mano al portafoglio: in fondo con la stessa generosità che ci stanno mettendo i tifosi.
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