IL RICORDO. Senatore, avvocato, giornalista, scrittore, pittore: scompare una figura di grande fascino, cultore della Bellezza, appartenente ad un’antica famiglia fermana-maceratese
Si sono svolti questo pomeriggio a Chiesanuova di Treia nella chiesa dei SS. Vito e Patrizio, i funerali di Luciano Magnalbo’. Senatore di AN per due mandati fino al 2006 (dal 2001 vice capogruppo), avvocato, giornalista, scrittore e pittore, 83 anni -li avrebbe compiuti il 5 aprile- Magnalbo’ apparteneva ad una antica famiglia fermana maceratese di illustri avvocati ‘ capostipite il nonno Giovan Battista.
IL RICORDO
Sono centinaia i fotogrammi in alcune decine d’anni che legano la mia memoria a Luciano Magnalbò, compagno di irripetibili avventure giornalistiche/librarie. Una sola piu’ delle altre, tuttavia, rimanda la sua immagine di integrità a difesa della libertà d’espressione e del principio di Verita’. In una parola sola: d’indipendenza a costo di tutto. Ai tempi di Mani Pulite, Luciano in tipografia ad impaginare il giornale da lui diretto, insensibile alle ‘minacce’ di un potente politico (l’enorme cellulare pioneristico piantato su un tavolo s’accendeva ogni 5′ mandando suoni e luci) mi parve l’Humphrey Bogart di Deadline. “E’ la stampa, bellezza: e’ la stampa e tu non ci puoi fare niente“. Game over! Il giornale chiuse subito dopo per taglio di fondi e Luciano ne fondo’ subito un altro con mezzi propri: Cosmopolitan (credo il nome della testata).
Tutto era iniziato qualche anno prima dall’arch. Gabor Bonifazi che mi presento’ al ‘Messaggero‘ redazione di Macerata il noto avvocato Magnalbò. E la scintilla s’accese. Scoprendosi una vena autentica di columnist, Luciano divenne una prima firma della cronaca cittadina con una rubrica presto popolarissima: ‘L’oro di Macerata’. Cosi tanto di successo che un grande giornalista, Arnaldo Giuliani lo volle alla guida del ‘Corriere Adriatico‘ che allora guidava.
Tuttavia i nostri rapporti non s’interruppero per …così poco. E la tenuta di campagna dei Magnalbò a Schito (ad un muro della sala principale la foto del nonno podestà con Mussolini reduce della cerimonia di Corridonia) divenne una piccola ‘scuola siciliana’ con fervidi intellettuali sempre piu’ numerosi attorno a Luciano: Bonifazi, Hermas Ercoli, Guido Garufi, Silvio Craia, Libero Paci, giornalisti di varie testate e giovani che si sarebbero presto affermati.

Poi con l’amata pittura alla corte del maestro Remo Brindisi, i libri. Gialli ambientati nei Quartieri alti, tra contesse e marchese, e qualche anno fa dopo che Gabor gli aveva dedicato il suo ‘L’orologio dei Magnalbo‘- lo scoop scoperto tra le carte degli archivi fermani: ‘Una tragedia dimenticata0 (Ilari editore). Scritto a quattro mani con chi scrive: la morte a Macerata di alcuni allievi della scuola gesuita (ora BMB) morti nel sonno sotto le rovine del palazzo colpito da uno dei rovinosi terremoti della prima meta’ del ‘700. Una sciagura tenuta fino ad allora segreta e svelata nel libro. Che ebbe rapido successo. Presentato tra le altre sedi, al palazzo comunale di Osimo e a Passignano sul Trasimeno (Pg) sulla famosa rotonda cantata da Fredo Bongusto che Franco Migliacci aveva scritto proprio in riva al lago- e non sul mare prospiciente Senigallia.
Nel luglio scorso e’ uscito ‘La stanza della caccia‘ (Livi editore) in collaborazione con Milena Santini presentato davanti a 200 persone al Castellano Vecchio antica dimora di S.Elpidio a mare.
Poi le preziose ed ambite prefazioni, da ricordare quella al bel libro di Lidia Appignanesi su Boschetto Ricci. E la sua attivita’ di ricercatore storico, sopratutto nel Fermano la terra dei suoi nobili avi. A Fermo dove ogni estate era presente nella Collettiva cult presso il sito archeologico all’ingresso di Piazza del Popolo. Opere di pregio, elogiate da Stefano Papetti. Ancora in estate al mare la rassegna dei libri al Vela Club a Civitanova Marche e a Porto San Giorgio, alla Lega Navale.
L’ultima telefonata tre settimane fa per invitarlo ad una nuova avventura editoriale: “Certo: quando si parte?” mi chiese.
Ancora progetti davanti e alle spalle una lunga, intensa navigazione che improvvisamente si e’ interrotta l’altra notte. Per dare nuovo inizio ad un’altra navigazione. Nella nostra memoria, nella nostra affettuosa gratitudine e sopratutto nella storia culturale marchigiana. Buon vento, Luciano!


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