ECCELLENZA – Per la famiglia che ha appena ceduto fanno due retrocessioni e una delusione enorme, come si ripartirà? Gentilini verso l’addio, Filipponi forse
Fallimento tecnico e obiettivo non centrato. Sintesi raggelante ma si sposa bene con la Fermana. La Fermana dei “professionisti”, perchè questo era, non è riuscita ad andare in Serie D, traguardo dichiarato. Nessuna possibilità di ripescaggio, sarà ancora Eccellenza dopo la semifinale playoff persa ai rigori con la piccola Pietralunghese.

I numeri per la famiglia Simoni al timone della Fermana – da poche settimane ha ceduto al romano Sergio Romoli rimanendo comunque in prima linea – sono impietosi. Tre anni, tre cadute rovinose. Due retrocessioni di fila – dalla C all’Eccellenza – e una promozione letteralmente buttata. Nonostante il budget per affrontare questo torneo regionale fosse tutt’altro che esiguo.
L’attuale rosa, quella aggiornata in corso d’opera, conta 22 calciatori forestieri su 27, ben 6 sono stranieri. Solo quattro-cinque gli autoctoni, tra l’altro di seconda fascia. In panchina un mister professionista, anzi due – Gentilini e il vice Antognozzi -, un ds professionista – Filipponi , un team manager preso appositamente dalla Calabria, un ufficio stampa arrivato dall’Umbria. Allenamenti rigorosamente al pomeriggio – molte squadre a questi livelli sudano nel dopolavoro… -, panorama da Serie C ma non è bastato.
Si accennava al budget, di certo non si è speso poco tra stipendi (pagati sette su nove, ne mancano due e per ora è tutto in regola), alloggi e buchi del passato da coprire. I calciatori della retrocessione dalla D e i fornitori privati sono stati onorati spesso e volentieri in presenza di sentenze di tribunali – questo va detto, in pratica quando la società era obbligata a farlo… -. Ed ora cosa rimane?
Dal punto di vista tecnico, chissà. Anche in caso di Serie D la presenza di uno tra Filipponi e Gentilini avrebbe escluso l’altro per l’anno prossimo. Tra ds e mister, ora si può dire, è mancato il feeling nonostante il primo abbia scelto il secondo, capendo solo in questi mesi che i caratteri cozzavano – chi ricorda Tolentino? -. Ora, con l’obiettivo evaporato, alla faccia del biennale qualcuno o entrambi potrebbero decidere di farsi da parte, d’altronde erano professionisti prestati al mondo dei dilettanti. Che però nei dilettanti non hanno vinto.

Quante occasioni perse in regular season (K Sport Montecchio da -6 a gennaio a +6 il 28 aprile…), poi i rigori maledetti con la Pietralunghese, quando però bisognava vincerla prima al cospetto di una squadra decisamente meno qualitativa rispetto ai canarini. Lo sosteneva lo stesso Filipponi, lo aveva detto perfino Marino Marino della Tibisco Consulting che Filipponi l’aveva individuato nella pazza estate scorsa.
Si dirà, e pure noi lo abbiamo scritto più volte, che questa Fermana ha meravigliato. Giocarsi la D partendo dalle macerie era un mezzo miracolo, poi però bisogna andare al di là ed essere onesti a costo di diventare cinici: sfiorare l’apoteosi partendo a Ferragosto diventa un’aggravante per questa società immobile sino a luglio inoltrato. Per la prima volta in sala stampa, ieri pomeriggio, il ds Filipponi ha dichiarato di sentirsi responsabile per il mancato salto di categoria, mentre mister Gentilini ha spesso incassato elegantemente i colpi di chi gli faceva notare i suoi errori.
Il tecnico romano ha sbagliato troppo durante la regular season – drammatico scontro diretto a Montecchio senza cambi fino al 90′ per essendo in inferiorità numerica – e pure nei playoff. Con la regola degli under relegabile nel cassetto, ad esempio, il mister si è fatto male in Umbria (sulla gestione Guti non torniamo nemmeno, assurdo lasciarlo fuori), lanciando titolare quel Frinconi che non era mai stato protagonista (tolto dopo il primo tempo sul 2-0 e relegato in tribuna nel ritorno). La controprova si è avuta proprio nella lotteria dei rigori una settimana dop, quando gli umbri hanno mandato sul dischetto il 2006 Met Hasan – che ha sbagliato dimostrando comunque coraggio – e soprattutto il 2005 Pauselli, colui che ad oltranza l’ha insaccata come se stesse giocando sulla spiaggia con gli amici.
Pietralunghese in paradiso, non si sa bene neanche come, dopo aver impostato una gara strana arrendevole rintanandosi nella sua area, con un tridente sporco e spaccato in avanti, dove Mangiaratti non c’era per ko al crociato, dove Piccioli marcava a uomo il play canarino, dove Calderini – 38 anni per l’ex Samb – si attivava solo con la palla tra i piedi, dove Sacha Cori – ce lo ricordavamo diverso l’Ibra della Serie C – ha giocato più per la Fermana che per i suoi… Eppure, nonostante uno dei più rappresentativi come Esposito fosse stato costretto al cambio dopo mezzora, nonostante Calderini stesso il primo aiuto con uno scatto all’indietro senza palla lo abbia dato al 118′ (che rimonta su Guti che stava caricando il 3-0…), grazie alle parate di Abibi – era in panchina col Perugia quando la Fermana di Bruniera al Recchioni perdeva con gli umbri in Serie C, Protti tornò pochi giorni dopo – un paesino ha espugnato il Recchioni.
Una delusione terribile. Fa girar la testa ricordare che la Fermana, a Pietralunga, ci andava in ritiro per impostare la Serie C – anno chiuso con i playoff contro il Monza di Berlusconi -, non certo per giocarsi l’Eccellenza. Era il 2018 e, sul campo in cui è perita all’andata, la squadra canarina (all’epoca affidata a Flavio Destro) effettuò il ritiro precampionato. Otto anni dopo altra musica. La Pietralunghese nella prima trasferta fuori dall’Umbria della sua storia ha sì perso al Recchioni. Ma è come se avesse vinto. Per buona pace di una Fermana che chissà adesso come e da chi ripartirà.


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