Tanti lavoratori, a un certo punto della loro carriera, sono mossi dall’esigenza di investire ancora in formazione, formalizzando magari tutte le competenze acquisite, per raggiungere scatti importanti di carriera.
L’EMBA, in questo senso, si presta molto bene, poiché considerato come uno dei titoli più prestigiosi da aggiungere al curriculum professionale e in grado di certificare competenze di livello manageriale. Quello che lascia perplessi molti professionisti, però, riguarda più che altro i costi, spesso ingenti, dei percorsi, da soppesare bene rispetto ai possibili ritorni di carriera.
Allo stesso tempo, bisogna considerare che mettere a confronto costi e benefici di un Executive MBA non è un semplice esercizio aritmetico, ma deve essere concepito come una ricognizione di elementi concreti e intangibili che, messi insieme, definiscono il vero ritorno sull’investimento.
La domanda che molti dirigenti e mid-manager si pongono riguarda, di fatto, i benefici effettivamente misurabili nei 12 o 36 mesi successivi e quali di questi restituiranno valore nel tempo.
Il primo punto da considerare riguarda senza dubbio l’insieme dei costi. La retta, certo, ma anche il tempo sottratto al lavoro e alla famiglia (costo-opportunità), le spese di viaggio e, non di meno, la fatica mentale di mantenere performance alte su più fronti.
D’altro canto, i benefici vanno letti su più livelli. Ci sono quelli immediatamente monetizzabili, che possono riguardare un aumento salariale, promozione, offerte professionali più interessanti, ma anche vantaggi meno visibili che, a lungo termine, possono rivelarsi determinanti.
È il caso di un miglioramento della capacità decisionale strategica, accesso a network qualificati, credibilità professionale, e la capacità di parlare il linguaggio tipico del top management.
Un elemento spesso sottovalutato nelle analisi riguarda poi l’impatto operativo immediato.
I programmi che privilegiano learning by doing permettono al partecipante di tradurre gli input didattici in output aziendali prima ancora della laurea.
Quando il percorso produce deliverable concreti, come un piano di innovazione, una revisione del modello commerciale, oppure un progetto di trasformazione digitale applicato all’azienda, il valore restituito può essere contabilizzato come risparmio di costi, incremento di ricavi o accelerazione di un progetto strategico.
Questo può candidarsi come il meccanismo che più rapidamente riduce il payback period dell’investimento.
Altro fattore decisivo, infine, tocca la struttura del finanziamento.
Aziende che contribuiscono alla retta o che concedono smart-working e permessi formativi trasformano il master in una leva aziendale oltre che individuale. In questi casi, il master smette di essere solo una spesa personale, per diventare investimento strategico condiviso.
La qualità della faculty, poi, la composizione della classe e la rete alumni sono variabili che amplificano il rendimento, ma vanno valutate alla stregua di strumenti, come fonti lo rendono possibile.
Come misurare allora, l’effettivo ritorno di un investimento in un EMBA?
Una traccia utile deve tenere in considerazione, innanzitutto, quello immediato (deliverable applicati all’azienda), poi il ritorno professionale (promozioni, nuovi ruoli) e, infine, quello relazionale (network e partnership).
D’altra parte, chi lo sceglie sa bene che il vero ROI è la somma di questi tre elementi, ponderata secondo gli obiettivi personali.
Alla luce di questa valutazione, l’aspetto su cui conviene concentrarsi quando si confrontano proposte formative attiene prevalentemente la capacità del percorso di generare valore applicabile sul lavoro prima della conclusione del programma.
I Master Executive di 24ORE Business School fanno perno proprio su questo aspetto, integrando sapientemente aula e contesto aziendale.
I percorsi proposti sono progettati proprio per strutturare piani didattici che fanno dei project work aziendali, casi reali e business lab, il vero valore aggiunto, poiché richiedono ai partecipanti di produrre output spendibili nell’immediato.
Un focus operativo che ha una conseguenza pratica evidente sul rapporto costi-benefici.
I progetti sponsorizzati da aziende partner, poi, consentono ai partecipanti di testare soluzioni, validare ipotesi e presentare piani implementabili, riducendo il rischio che la formazione resti teorica.
Il plus, dunque, è doppio. Da una parte, l’azienda ottiene idee e prototipi concreti, dall’altra, il manager acquisisce evidenze tangibili da riportare al proprio board o come leva per avanzamenti di carriera.
In più, la struttura modulare e il coinvolgimento di docenti provenienti sia dall’accademia sia dal mondo aziendale favoriscono un trasferimento di competenze immediatamente applicabili.
Messa su questo piano, va da sé, allora, che il rapporto costi-benefici tenda a spostarsi in senso favorevole già nel breve periodo, oltre che costruire basi solide per il lungo termine.
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