Intervista Marco Bonura neo tecnico del Fabriano Cerreto
Non sta attraversando un momento facile il Fabriano Cerreto, reduce da quattro ko di fila e ultimo in classifica in Eccellenza. Risultati che hanno portato la società fabrianese, dopo un’attenta e lunga riflessione, a separarsi la scorsa settimana da Giacomo Del Bene, scegliendo come suo sostituto Marco Bonura, rimasto libero in questa prima parte di stagione dopo l’avventura terminata anzitempo la scorsa stagione alla guida della Sangiovannese nel girone E di Serie D.
Al tecnico originario di Milano, dunque, il compito di condurre i cartai alla salvezza in questo rush finale, un po’ come successo l’anno scorso a Gastone Mariotti che, subentrato all’esonerato Caporali, prese il Fabriano Cerreto in una situazione difficile e lo condusse alla salvezza diretta: “Già due anni fa avevo fatto una chiacchierata con il Fabriano prima di andare Sansepolcro. Già conoscevo la società. Quest’anno sono rimasto fermo. Ho voluto aspettare. Ho sempre allenato nella mia vita, ma intanto ho trovato un’occupazione e quindi fretta di tornare in panchina non l’avevo. Poi si è presentata questa situazione. Mi hanno convinto da subito. Ho trovato una società seria e sana e non è scontato oggi nel mondo del calcio. Mi piacciono le sfide e quindi ho detto: perché non cambiare, visto che ho sempre allenato in Toscana e in Umbria e provare questa esperienza nel calcio marchigiano. È una sfida difficile perché comunque siamo ultimi e dobbiamo raggiungere i play-out. Abbiamo sette gare e tanti scontri diretti da giocare. Tutto può succedere. C’è un progetto serio qui a Fabriano, anche in caso di salvezza, di continuare il prossimo anno”.
Nonostante una buona partenza a inizio stagione, pian piano il sodalizio del presidente Guidarelli ha incontrato delle difficoltà che lo hanno fatto precipitare in classifica: ” I numeri sono numeri. La squadra ha fatto solo 16 goal, che solitamente li fa un attaccante in una stagione. Ora mi preme lavorare sulla testa dei ragazzi. Come ho detto a loro non dobbiamo guardare la classifica”.
Sul suo modo di giocare: ” Qualche ragazzo già lo conoscevo avendo giocato in Umbria. La squadra ha quasi sempre giocato 4-2-3-1. Io ho sempre giocato a quattro, ma è una squadra che per caratteristiche potrebbe giocare anche a tre dietro. Devo cercare ora di limitare i danni e lavorare sulla testa. Difficilmente questa squadra ha preso delle imbarcate, ma se vediamo ha perso spesso di misura. I dettagli fanno la differenza e dobbiamo lavorarci, così come sulla mentalità perché dobbiamo cambiare atteggiamento. Ora domenica andiamo ad Urbania e sarà uno scontro diretto”.
L’esperto tecnico classe 79′ ripercore la sua carriera da allenatore tra D ed Eccellenza: “Ho iniziato nelle giovanili del Gubbio essendo di Gubbio. A Bastia, al primo anno in D, con un budget da Eccellenza ci siamo salvati. Poi a Trestina, abbiamo raggiunto una storica finale play-off. A Follonica Gavoranno, sempre in D, ho vissuto due anni bellissimi con il raggiungimeto dei play-off per due anni di fila e la vittoria della Coppa Italia. Dopo queste esperienze non mi ha chiamato nessuno. Ho rinizato a San Sepolcro, dove a sei giornate dal termine mi hanno mandato via, nonostante eravamo nei playout. Alla fine sono arrivati penultimi retrocedendo. L’ anno scorso alla Sangiovannese- squadra che solitamente si è salvata all’ultimo- mi hanno sollevato dall’incarico nonostante fossimo in linea e alla fine sono retrocessi. Quando si hanno giocatori meno forti è fondamentale allenarli e avere pazienza, fattore che purtroppo oramai oggi nel mondo del calcio hanno in pochi”.
Bonura vanta anche un passato importante da calciatore nelle giovanili di Monza e Milan, oltre che con le maglie di Prato, Catania, Cesena, Sambenedettese e Vis Pesaro: “Nelle giovanili del Milan ho avuto come allenatore Tassotti e ho giocato con De Zerbi e Maccarone. Ho giocato anche con Protti, giocatore davvero forte. La piazza che porto più nel cuore è Cesena, perché per posto, organizzione e tifoseria è da Serie A”.
In chiusura: ” Il campionato di Eccellenza marchigiano rispetto a quello umbro è più competitivo e difficile. Ci sono giocatori importanti e le società fanno investimenti importanti. Anche il fattore ambientale e i tifosi incidono. A Fabriano né abbiamo pochi, forse anche per cultura si segue più il basket. Il momento è difficile, dobbiamo incoraggiarci tra di noi. Ora non abbiamo il tempo di ragionare. Dobbiamo fare più punti possibili”.
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