Giuseppe Barboni si candida a sindaco: cinque liste civiche e il progetto delle “7 S”

SAN BENEDETTO DEL TRONTO – “Non facciamo parte di alcuna corrente politica. L’idea è mettere insieme competenze, professionalità e persone che hanno voglia di fare”

di Fulvia De Santis

Giuseppe Barboni, manager e imprenditore con esperienza internazionale nel settore del lusso e degli investimenti, nato e cresciuto a San Benedetto del Tronto, annuncia la sua candidatura a sindaco. Barboni sta formando cinque liste civiche, “ma non facciamo parte di alcuna corrente politica. L’idea è mettere insieme competenze, professionalità e persone che hanno voglia di fare”, spiega.

Il programma si fonda sulle cosiddette “7 S”: “Sicurezza, Sanità, Soldi, Strade, Spettacoli, Scuola e Sport. Li ho chiamati così proprio per farli ricordare, e credo siano il minimo indispensabile per chiunque voglia amministrare bene”.

Sicurezza, prima di tutto – sottolinea – oggi sembra il Bronx e sarà sempre peggio se non interveniamo. Si deve applicare la tolleranza zero, con forze militari e vigilanza privata selezionata da me. Da ex militare, risolverei il problema in 48 ore. Non sono mafie organizzate, ma ragazzi scappati di casa. Bisogna agire prima che realmente si strutturino. Se non c’è sicurezza, non esiste il resto”.

Sul fronte sanitario, Barboni afferma: “Sono nato all’Ospedale Madonna del Soccorso e voglio che torni a essere un unicum a livello nazionale. Personalmente potenzierei il pronto soccorso, e se non ci fossero le condizioni in loco, creerei un polo polifunzionale a sette minuti dalla città, con due o tre dipartimenti specialistici di ortopedia, oncologia e ustioni che siano fiore all’occhiello a livello europeo. Su questo, come per tutto il resto, accetto consigli dalla cittadinanza”.

Riguardo all’economia, sottolinea: “Ho un mio cliente rodato dal 2017, ora anche amico, che investirebbe 30 milioni come taglio iniziale. L’obiettivo è portare investitori e fondi privati creando le condizioni per far loro investire centinaia di milioni, amalgamandosi in maniera virtuosa con la comunità sambenedettese e con le strutture pubbliche. Vedo un porto che per estensione e qualità può diventare una nuova Saint-Tropez del Mediterraneo, anche triangolando con Venezia, Croazia, Montenegro”. Per le infrastrutture, Barboni aggiunge: “Non è possibile che ci siano strade dove nemmeno i fuoristrada possono passare. Una soluzione può essere dare bandi agli imprenditori che vogliano brandizzare le rotatorie: contemporaneamente, asfaltano le strade circostanti a loro spese. E per le strade pedonali, vorrei sistemi che generino energia camminando, esattamente come in Giappone. Serve anche un sottopassaggio per estendere il porto”.

Sulla cultura e il turismo, dichiara: “Non ha senso spendere 1,2 milioni o anche 600 mila euro per eventi dove la punta di diamante è Katia Ricciarelli. Con molto meno porterei amici come Andy Garcia, Kevin Costner, Adrien Brody o Sharon Stone. San Benedetto deve diventare la nuova Rimini dell’Adriatico, con porto, film, grandi navi, polo, casinò, premi internazionali, eventi, enogastronomia”. Per la vita notturna: “Annullerei la chiusura dei locali alle 4:30. Il problema della sicurezza si elimina con la tolleranza zero. Creerei consorzi tra i locali e potenzierei eventi diurni, facendo da garante se serve”.

“Sulle scuole e sull’università, potenzieremo le nostre strutture esistenti, attrarremo istituti privati di qualità e creeremo un centro universitario vero, potente e attrattivo”, afferma Barboni, spiegando che l’istruzione deve diventare un vero volano per la città. Per lo sport, aggiunge: “Organizzeremo eventi di altissima caratura, sceglieremo uno sport e lo faremo diventare attrazione principale in Italia e in Europa, un po’ come il Tiramisù di Pompi”, sottolineando l’idea di puntare su un’identità riconoscibile e capace di attrarre pubblico e turismo.

Sul tema della criminalità, Barboni è netto: “Alla stazione ci sono due bande di ragazzi. Tutti corrono a fare i candidati sindaci, ma pochi danno soluzioni reali. La mia soluzione è divisa in quattro fasi: vigilanza privata selezionata, poi polizia con fogli di via, poi postazioni dell’esercito, infine telecamere in ogni angolo. Devono tornare a essere pochi, validi, utili servi”. Anche sull’inclusione e le disabilità Barboni insiste: “Ho un fratello affetto da disabilità e so cosa significa confrontarsi ogni giorno con barriere e difficoltà. Voglio una città accessibile a tutti, con infrastrutture e servizi adeguati, nessuno escluso”.
Con cinque liste civiche in costruzione e un programma che punta su sicurezza, investimenti, turismo e inclusione, Barboni si presenta come candidato con un progetto a dir poco ambizioso.

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