Femminicidio di Ana Cristina: “Ero ubriaco e accecato dalla rabbia”, il marito racconta l’orrore in aula

Prossima udienza il 15 aprile

“Il mio cliente dirà tutta la verità”, aveva assicurato il legale dell’imputato Salvatore Asole prima di entrare in aula. Questa mattina al tribunale di Pesaro (presidente Mussoni, Pm Lilliu) davanti alla Corte d’assise una nuova udienza del processo per il femminicidio di Ana Cristina Duarte Correia, la giovane moglie e mamma di origini brasiliane uccisa con otto coltellate nella sua casa di Saltara di Colli al Metauro nella notte tra il 6 e il 7 settembre 2024.

Al centro l’interrogatorio dell’imputato, il marito Ezio Di Levrano, che ha ripercorso la storia con la donna fin dal primo incontro, in un night club in Brasile, quando lei non era ancora maggiorenne. E poi gli anni da innamorati in Sardegna, fino all’arrivo nelle Marche, per stare vicino ai genitori di lui. Nel tempo Ana Cristina aveva sporto due querele per maltrattamenti, e poi si è parlato di reciproca gelosia, della passione di Di Levrano per il gioco d’azzardo. “I soldi non bastavano per pagare le bollette perché mia moglie comprava la cocaina e sottraeva il denaro”, ha detto l’uomo. Che avrebbe ucciso perché accecato dalla rabbia. Non era in sé quella sera, dopo aver visto la donna in videochiamata con la persona che era sicuro lei stesse frequentando. “Ero pieno di rabbia e ubriaco, ho preso un coltello in cucina e ho colpito. Poi ho sentito mio figlio chiamare papà… Ero paralizzato”, le parole dell’imputato. “Ringrazio il teste che ha mostrato una registrazione che chiarisce la verità proprio per bocca della vittima. C’è stata una provocazione, prima della rabbia del mio assistito. Le attenuanti che chiederemo supereranno le eventuali aggravanti”, prosegue l’avvocato Asole. Sarà ascoltato un altro teste. “Sarà la goccia che farà traboccare il vaso”, avvisa l’avvocato.

Di Levrano ha dichiarato che era stato il figlio Michael a rivelargli che la mamma lo tradiva e ora il piccolo soffre, si sente in colpa. “Ho sempre mia moglie nel cuore”, le sue parole, poi ha aggiunto: “Volevo portarle i fiori nella tomba ma hanno rigettato la richiesta perché non necessaria. Ho chiesto scusa e, con sei mesi di lavoro, ho fatto fare una lapide per lei al cimitero”. Per la difesa ha parlato – come accenato da Asole – anche un altro uomo che vedeva saltuariamente i coniugi, che avrebbe provato a far riconciliare la coppia e l’avrebbe aiutata in più momenti, anche in un incontro a tre con l’uomo che Ana avrebbe frequentato e lo stesso marito.

Per la parte civile ha testimoniato un’amica della vittima: insieme le due davano una mano in un circolo per anziani. “Si era confidava con me, il marito la picchiava e lei voleva andarsene”, è emerso. “Quello che ha detto è chiaro. L’imputato ha la sua verità, ma le carte dicono altro. Con la collega Bueno faremo delle memorie”, le parole dell’avvocato di Francesca Conte. Prossimo aggiornamento il 15 aprile.

Camilla Cataldo
Author: Camilla Cataldo

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