Di Gianluca Fenucci
Quella di Roberto Frullini è stata una vita controvento, ma è stata un’esistenza incredibile e splendida che ora è racchiusa nella bella biografia presentata ieri al centro Pergoli. Roberto è morto a 56 anni nel dicembre 2022 ma “ci sono persone – ha scritto Alberto Fontana nella prefazione del libro – che anche quando non ci sono più continuano a farti compagnia, come un piccolo vento gentile che non chiede permesso ma entra e resta”.
Frullini era nato a Rho, in provincia di Milano, dove aveva abitato dal 1966 al 1993. A 27 anni, con i genitori ormai in pensione, si è trasferito a Falconara. Roberto Frullini era malato di distrofia muscolare, che si era manifestata nei primi anni di vita. Aveva smesso di camminare all’età di 9 anni e da lì ha iniziato a stare in carrozzina.
“Una figura che ha segnato in modo profondo la storia dell’associazionismo e della presa in carico delle persone con malattie neuromuscolari nelle Marche e a livello nazionale – ha detto di lui la sindaca Stefania Signorini, intervenuta all’incontro –. Un promotore instancabile di alleanze tra associazioni, cooperative, istituzioni e sanità pubblica, che ha contribuito in modo determinante alla nascita del Centro Clinico Nemo di Ancona”.
La biografia presentata a Falconara non è solo il racconto della sua vita ma è una raccolta di gesti, parole e legami profondi, un intreccio di memorie. “Era una persona speciale – ha detto il grande chef Mauro Uliassi – che sapeva sempre mettermi di buon umore. Lui, condannato a una vita in sedia a rotelle, era acuto e sensibile, elegante e bello. Ci siamo conosciuti a uno show cooking. Prima di lui non ero sensibile alla disabilità, non per cattiveria, semplicemente non me ne occupavo. Poi siamo diventati amici. Ci chiamavamo fratelli. Grazie a lui ho capito che la mancanza di attenzione verso gli altri è spesso dovuta a una mancanza di conoscenza“.
Uliassi ha anche letto una dolente poesia inedita di Frullini, “Il clandestino”. “Il mio nome è anonimo, dimoro tra le strade e i prati, mangio avanzi e bevo dalle fontane, per niente e nessuno avrò mai un senso, vivo nell’ombra e senza luce, coltivo il tempo e le sue stagioni come un clandestino della vita”.


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