Ex Ballarin, De Vecchis: “Futuro dell’area da definire anche con cittadini e associazioni”

“È difficile immaginare che i lavori possano concludersi entro il 30 giugno 2026”

di Fulvia De Santis

SAN BENDETTO DEL TRONTO – Sulla riqualificazione dell’area dell’ex stadio Ballarin, il progetto finanziato con i fondi del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza e affidato al noto architetto Guido Canali, si riaccende un dibattito politico. A fare il punto è Simone De Vecchis, ex consigliere comunale e Responsabile provinciale del Dipartimento Attività Produttive di Forza Italia, che chiarisce lo stato dell’arte tra fondi PNRR, iter burocratici e prospettive di gestione futura dell’ambizioso progetto. Secondo De Vecchis, il recente atto approvato dalla commissaria Rita Stentella sullo sblocco dei fondi rappresenta “un passaggio fondamentale dal punto di vista formale”, in quanto consente di rendere disponibili le risorse economiche necessarie alla ripartenza dei lavori.

Sul fronte delle tempistiche, resta l’incognita legata alla scadenza del 30 giugno 2026 prevista per i progetti finanziati dal PNRR. “È difficile immaginare che i lavori possano concludersi entro quella data – ammette De Vecchis – per questo sarà probabilmente necessaria una proroga, come in molti altri casi a livello nazionale”. L’ex consigliere rassicura comunque sul rischio di perdita dei fondi: “È una situazione che richiede attenzione, perché uscire dai tempi significa dipendere da decisioni esterne”. Un altro nodo riguarda la progettazione complessiva dell’area. Il progetto attuale copre solo una parte del Ballarin, lasciando una porzione significativa non ancora definita. “Non vedremo un’opera completa – sottolinea – ma una prima parte realizzata e un’altra ancora da progettare. Sarà compito della futura amministrazione avviare un percorso partecipato con cittadini e associazioni per decidere la destinazione di quell’area”. De Vecchis ricorda inoltre di aver sollevato già in passato, durante la precedente amministrazione, dubbi e richieste di chiarimento anche sui costi di gestione e manutenzione. “Realizzare un’area verde attrezzata è importante, ma bisogna garantire nel tempo manutenzione, sicurezza e fruibilità. Il rischio, altrimenti, è che nel giro di pochi anni si degradi”.

Il progetto ambizioso e avanguardista dell’archistar Canali porta con sé dubbi concreti sulla manutenzione e la gestione negli anni di un’opera così complessa: un parco urbano che vuol essere un elogio al perfetto equilibrio tra costruito e natura, una sinergia di vegetazione e strutture che richiederebbero un dispendio di spese per il Comune. In tal contesto De Vecchis sottolinea come, invece, un progetto di tale portata potrebbe, invece, dar spazio a una funzione di carattere più sociale: “Potrebbe diventare un luogo per i giovani, con aree sportive e spazi accessibili gratuitamente. Oggi mancano luoghi di aggregazione e questo progetto può essere un’opportunità, ma va gestito con attenzione”.

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