La tesi di Sandro Giacchetti
La ricostruzione è dettagliata e curata nei minimi particolari e potrebbe aprire dei nuovi scenari circa il ritrovamento dei Bronzi di Cartoceto. A sostenere questa tesi Sandro Giacchetti, autore di numerosi testi che sulla propria pagina Facebook ha ricostruito con dovizia di particolari questi due ritrovamenti ma sopratutto le connessioni che ci potrebbero essere: “A Santa Lucia di Calamello, una località nella frazione di Cartoceto di Pergola, nel giugno del 1946, per puro caso in un terreno vennero disseppelliti 318 frammenti di bronzo dorato del peso di quasi 9 quintali. Forse frantumati e sepolti per “damnatio memoriae” in età antica o magari trafugati in età più tarda se non addirittura moderna (inizi del 1800), ridotti in pezzi e sotterrati per “passare a riprenderli in un secondo tempo” senza che quel secondo tempo arrivasse mai e quindi ricomposti, molto ma molto tempo dopo, con un eccellente quanto complicato lavoro di anni, quei frammenti oggi sono conosciuti come i Bronzi di Pergola (foto 1): un cavaliere, due cavalli (privi delle code) una donna in posizione eretta e quasi completa nella figura e un’altra della quale ci è arrivata solo la parte inferiore dai fianchi ai piedi. Il tutto a grandezza di poco maggiore al naturale”.

“Del primo cavaliere ne vennero ritrovate solo la parte superiore del busto e la testa. Lo sappiamo militare in ragione dell’abbigliamento che indossa (tunica e paludamentum). I pochi frammenti pertinenti all’altro cavaliere non sono stati mai ricomposti e quindi non sono esposti. La figura femminile, che di tutto il gruppo è la statua meglio conservata, ci mostra una donna matura che indossa la stola, ha il capo coperto da una “palla” (manto) e all’anulare della mano sinistra porta un anello. Il poco dettaglio dell’acconciatura visibile rimanda a una pettinatura di moda fra le matrone romane tra il 70 e il 30 a.C. mentre la postura del braccio destro, coperto in parte dalla stola, potrebbe far pensare ad una rappresentazione simbolica “post mortem”.
La poca parte statuaria relativa alla seconda figura femminile ce la fa intuire più giovane rispetto alla matrona, per via della vivacità del panneggio della tunica.
I cavalli dalle criniere assai curate sono imponenti, maestosi e con finimenti raffinatissimi.
Questo è l’unico gruppo scultoreo in bronzo dorato di epoca romana finora conosciuto e giunto fino ai nostri giorni e che supera per numero, composizione e complessità il Marco Aurelio del Campidoglio e i cavalli di San Marco a Venezia”.
“Nel tempo le ipotesi circa l’identificazione dei quattro personaggi, formulate da studiosi di tutto rispetto (Braccesi, Böhm, Coarelli, Pagano, Stucchi e altri) sono state molte ma nessuna ha trovato conferma né punti in comune con le altre salvo per la datazione stabilita all’ultimo secolo avanti Cristo e sul fatto che i quattro personaggi rappresentati fossero membri di una famiglia di elevato o elevatissimo rango sociale se non, addirittura, imperiale. Il che però, se non si trattasse di Augusto e Livia, contrasterebbe con la datazione all’ultimo secolo a.C.
Nel 1803, nel Comune di Scheggia, ai piedi della cosiddetta “Lumaca della Scheggia”, in località Monte Fiume durante i lavori preparatori per la costruzione del “Ponte a Botte”, furono ritrovati due frammenti di bronzo dorato: due code di cavalli.
Nei Musei Vaticani, nella Galleria della Biblioteca Apostolica, sulla sinistra, e prima di raggiungere l’Atrio dei Quattro Cancelli, in una bacheca di vetro sono conservati quei due frammenti . Sulla bacheca stessa, un cartiglio riporta, testualmente, queste informazioni: «2 Stato Pontificio; Scavi Ottocenteschi; Fosso della Scheggia, prov. Perugia (1803); 1 – 2 Frammenti di coda di cavallo; Bronzo dorato; Età romana; Fosso della Scheggia (Perugia) a. 1803; (Inv. 67817 – 67818)» (foto 4)”.
“Vengo al dunque: ai cavalli di Pergola mancano le code e le code del Fosso della Scheggia sembrerebbero congrue, per dimensione, con i cavalli del Gruppo bronzeo marchigiano. Se così fosse alcune domande potrebbero essere lecite.
Quale era il luogo dove si trovavano, in origine, i Bronzi di Pergola? Le code erano insieme agli altri 318 frammenti? E se si, nel 1803, duranti i lavori preparatori per la costruzione del Ponte a Botte (terminato nel 1806) chi ritrovò le “code” ritrovò anche tutti gli altri frammenti che oggi compongono il gruppo bronzeo?
Potrebbe essere plausibile l’ipotesi che chi trovò i frammenti, oggi ricomposti e nei quali mancano proprio le code dei cavalli, li sottrasse trasportandoli lungo la via Flaminia e, chissà per quale ragione, li portò fino a Cartoceto dove poi li interrò nascondendoli in previsione di un loro dissotterramento successivo a scopo speculativo? Le “code” ritrovate nel Fosso della Scheggia potrebbero essere tra le parti mancanti dei Bronzi pergolesi? Per fare Mente Locale Geografica: dalla frazione di Monte Fiume, ovvero dal Fosso della Scheggia a Cartoceto, ci sono circa 60 chilometri di cui oltre 50 da percorrere sulla via Flaminia (tracciato moderno ma non troppo diverso da quello antico) quindi due luoghi ben collegati tra loro”.
Appignanese
Ascoli Calcio
ASD Ginnastica Artistica Recanati
Associazione Tennis Macerata
Basket Fermo
Boca
Casette Verdini
Chiesanuova
Civitanovese
Cluentina
CSI Recanati
Fermana
Maceratese
Monteluponese
Montemilione
Osimana
Pantere Baseball
Recanatese
Sangiorgese
Sangiustese
Spartan Queens
TEC
Tolentino
Trodica
Vigor Castel Fidardo