di Gioele Pincini
Si è aperto ufficialmente l’8 agosto, con la comunicazione dell’avvio della procedura di raffreddamento, il braccio di ferro tra i sindacati e Conerobus, l’azienda che gestisce il trasporto pubblico locale nel capoluogo. Dopo settimane di malumori e di appelli rimasti senza risposta, le sigle di categoria hanno deciso di passare all’azione, denunciando pubblicamente l’assenza di un piano industriale, la mancanza di strategie condivise e il rischio concreto di tagli al personale.
Quella prima presa di posizione, inizialmente firmata da FILT CGIL e FAISA CISAL, è stata seguita da un ampliamento del fronte sindacale: l’11 agosto, con un nuovo comunicato, alla mobilitazione si sono uniti anche FIT CISL e UILT Trasporti, dando vita a un blocco unitario intenzionato a non arretrare su tre punti considerati “linee rosse”: salvaguardia dell’occupazione, difesa dei salari e rilancio del servizio pubblico.
Nel primo comunicato, datato 8 agosto, i sindacati avevano già tracciato un quadro allarmante della situazione aziendale: bilanci non ancora chiusi, previsioni di disavanzo economico, contratti di servizio con Regione Marche e ATMA non adeguati all’inflazione e un sistema finanziario “bloccato e inadeguato”. Il messaggio era chiaro: “Non esiste alcuna strategia ufficiale per salvaguardare né il servizio né i posti di lavoro”.
Particolarmente dura la presa di posizione sull’ipotesi – filtrata da indiscrezioni interne – di possibili riduzioni di organico. Già allora, le sigle avevano messo in guardia: “Non accetteremo mai tagli al personale né riduzioni salariali. I lavoratori di Conerobus hanno stipendi tra i più bassi d’Italia, ma enormi responsabilità”. Un allarme che puntava il dito anche sulla carenza di autisti e personale d’officina, una criticità che rischia di aggravarsi se la politica e i vertici aziendali non metteranno in campo misure strutturali.
Tre giorni dopo, l’11 agosto, il nuovo comunicato stampa ha alzato ulteriormente i toni. Questa volta a parlare sono stati, in maniera unitaria, Filt Cgil e Cgil di Ancona, ma il messaggio si è intrecciato con le posizioni già espresse dalle altre sigle, componendo un fronte comune. Il testo non si è limitato a ribadire le criticità già evidenziate, ma ha arricchito la denuncia di passaggi ancora più espliciti.
L’occupazione è stata indicata come priorità assoluta: ogni autista, meccanico, addetto alla manutenzione o impiegato amministrativo è definito “un tassello fondamentale” per garantire continuità e qualità del servizio. Tagliare posti di lavoro significherebbe, avvertono i sindacati, colpire direttamente i lavoratori e le loro famiglie e peggiorare il servizio, con corse soppresse, tempi di attesa più lunghi e disagi per gli utenti.
Sul fronte delle condizioni di lavoro e dei salari, i sindacati hanno sottolineato che il personale di Conerobus ha già fatto sacrifici per tenere in piedi l’azienda, affrontando turni gravosi, lavoro su strada in condizioni difficili e responsabilità elevate. Una riduzione delle retribuzioni, affermano, sarebbe “un atto gravissimo e inaccettabile” che minerebbe la dignità e la motivazione di chi ogni giorno garantisce la mobilità della città.
Il comunicato ha poi rivolto un attacco frontale alla politica. Comune di Ancona, Provincia e altri soci sono accusati di rimpallarsi le responsabilità, in quello che viene definito “un gioco politico” sempre più evidente e strumentale con l’avvicinarsi delle elezioni. Un teatrino che, secondo i sindacati, non serve a trovare soluzioni ma fa perdere tempo prezioso mentre la crisi peggiora.
Altro punto cruciale è la richiesta urgente di un piano industriale. I rappresentanti dei lavoratori chiedono la predisposizione immediata di un documento ufficiale, concreto e condiviso con le parti sociali, che indichi investimenti, strategie e tempistiche certe per il rilancio dell’azienda. Senza questo strumento, avvertono, ogni intervento rischia di essere una toppa momentanea incapace di affrontare le cause strutturali della crisi.
Il tono conclusivo è stato netto: “Il tempo delle promesse è finito – si legge – la crisi di Conerobus non si risolve con conferenze stampa o tavoli di facciata, ma con decisioni coraggiose, scelte trasparenti e una visione strategica chiara. I lavoratori e i cittadini meritano certezze, non slogan”.
Il doppio affondo dell’8 e dell’11 agosto non è solo una vertenza sindacale, ma anche un atto di accusa alla governance del trasporto pubblico locale. I sindacati imputano alle istituzioni un immobilismo che rischia di compromettere definitivamente il servizio, già oggi percepito dai cittadini come in peggioramento, con tagli alle corse e disagi diffusi. Per le organizzazioni dei lavoratori, la crisi di Conerobus è il frutto di anni di scelte rinviate, contratti non aggiornati e mancanza di investimenti. Ed è su questi nodi che chiedono un’inversione di rotta immediata, pena un “punto di non ritorno” per l’azienda e per la mobilità pubblica.
L’unità di intenti che si è consolidata tra le varie sigle – da FILT CGIL a FAISA CISAL, da FIT CISL a UILT Trasporti – lascia presagire che, in assenza di segnali concreti da parte della politica e della dirigenza aziendale, si possa arrivare a forme di mobilitazione più incisive nelle prossime settimane. Intanto, il messaggio è stato recapitato con forza: nessun passo indietro su occupazione, salari e qualità del servizio. La palla, ora, è nelle mani dei soci e del Comune di Ancona, principale azionista di Conerobus.
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