Il Centro Nazionale Sangue (Cns) ha iniziato un’indagine sul caso delle sacche di plasma eliminate nelle Marche a causa di problemi tecnici legati alla conservazione. “Stiamo collaborando con la Struttura regionale di coordinamento per accertare quanto accaduto”, precisa il Cns in una nota. Al termine di questa verifica preliminare, saranno valutate le misure opportune in base alla normativa vigente.
Il plasma, componente liquida del sangue, è un elemento cruciale per la produzione di farmaci salvavita, tra cui immunoglobuline, albumina e fattori della coagulazione. Il Servizio sanitario nazionale punta a garantire l’autosufficienza in sangue ed emocomponenti, obiettivo perseguito grazie alla collaborazione tra strutture trasfusionali e associazioni di donatori, seguendo piani nazionali e regionali. In Italia, la donazione è volontaria, periodica e non remunerata, e i cittadini possono scegliere di donare sangue intero o uno o più suoi componenti, come il plasma.
Pur essendo tra i Paesi europei con la maggiore raccolta di plasma, l’Italia non ha ancora raggiunto l’autosufficienza completa e importa una parte significativa dei plasmaderivati.
Nei primi due mesi del 2026, sottolinea il Cns, le strutture trasfusionali delle Marche hanno fornito oltre 5.200 chili di plasma all’industria farmaceutica, in vista di un obiettivo annuale di 35.600 chili, leggermente superiore a quello del 2025, anno in cui la regione aveva già superato il target. La regione si distingue a livello nazionale, con 24 chili di plasma per mille abitanti inviati alle aziende, rispetto alla media italiana di 15,3 chili per mille abitanti.
A livello nazionale, l’Italia ha consegnato circa 920 tonnellate di plasma all’industria nel 2025, 11 tonnellate in più rispetto all’anno precedente. Nonostante questi risultati, la quota di autosufficienza rimane parziale: 75% per l’albumina e 60% per le immunoglobuline, il cui consumo è aumentato del 57% negli ultimi dieci anni.
I farmaci plasmaderivati hanno molte applicazioni terapeutiche. Le immunoglobuline vengono utilizzate per immunodeficienze, patologie infiammatorie neurodegenerative e come terapia post-esposizione, ad esempio contro il tetano. L’albumina è impiegata in caso di traumi, disfunzioni del fegato e ustioni gravi. Altri plasmaderivati, come i fattori della coagulazione, risultano essenziali nel trattamento di malattie rare, tra cui l’emofilia.
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