Il post gara di Ancona-Teramo. Aria tesa per i dorici con Manciola che non le manda a dire
All’Ancona, dopo il potenziale match point contro il Teramo, rimangono rimorsi ed ansia. Quelli per non essere riusciti a trovare il gol, si all’interno di un match cardine e dai risvolti difficili sin da subito e poi attraversato un pò timorosamente nella ripresa, e poi quella che si è srotolata dopo aver perso la vetta nello scontro che forse avrebbe potuto concedere l’allungo definitivo. Quantomeno sugli abruzzesi stessi, così appaiati a 68 punti pari con i dorici dietro all’Ostiamare. Per di più, alla voce strascichi post 30^ giornata, saranno da allegare anche le valutazioni sull’infortunio di Gerbaudo. Uscito al 67’ – al posto di Miola – essendosi allontanato dal rettangolo di gioco zoppicando vistosamente dopo aver all’apparenza subito una distorsione. A bilancio, il super-match del Del Conero poteva finire meglio. Anche se Emanuele Pesaresi, in sostituzione ad Agenore Maurizi sulla panchina (il tecnico laziale farà rientro alla casa base dopo aver scontato la seconda giornata di squalifica post Sora in occasione della prossima gara a Fossombrone) non si fascia la testa nel dopogara. “Abbiamo fatto bene, secondo me, nella prima metà. Anche se essendo andati sotto 2-0 suona un pò come un paradosso. Ma eravamo stati bravi: nei duelli, nelle seconde palle, abbiamo battuto 7-8 angoli ed eravamo presenti. Abbiamo peccato di un po’ di lucidità e loro ci hanno fatto male alla prima situazione reale. Sul secondo gol subito, certo, abbiamo più responsabilità. Avremmo dovuto esser più pronti, perchè ci ha dato una mazzata arrivati avendo subito a quel punto del primo tempo. La partita si è decisa un po’ li”. Rimane il rammarico principale di non aver goduto di una seconda vita nemmeno a dieci dalla fine. Quando Kouko ha spedito tra le braccia di Torregiani penalty del 2-1 e speranze di riaprirla in extremis. “Premesso che con i se e con i ma non si va lontani, con quello avremmo recitato un finale diverso. Ora è inutile pensare a cosa non è andato: dal secondo tempo un po’ flebile, a qualche errore che inevitabilmente c’è stato ma che fa parte del contesto.”
Zero energie mentali destinate alla questione arbitrale per il tecnico. Espulso al 22’ tra il nervosismo generale dettato dalla sommatoria degli episodi caratterizzati da qualche colpo proibito e qualche ammonizione leggera considerando cosa si giocavano Cavaliere e Diavolo. “Chiedo scusa per aver perso un po’ la calma al momento dell’espulsione. Ho commesso un ingenuità ad uscire dall’area tecnica. Sugli episodi non mi spendo. Servirebbe soltanto a spostare la lucidità necessaria su altri fronti e a noi serve rimanere coscienti solo di noi. Senza fasciarci la testa, perchè resta tutto aperto dato il calendario scomodo a noi, loro ed Ostiamare, giocheremo altre quattro grandi partite. Sono certo.”
Sguardi rattristati, a metà tra delusione ed amarezza. L’espressività che dà adito al bilancio di Manciola e Polci, al termine del trentesimo appuntamento di Serie D, palesa dispiacere nei volti dei due componenti centrali dell’asset societario dorico presenti all’anticamera dello stadio Del Conero. Ma la sottolineatura, doverosa, in merito al post-gara contro il Teramo si rifà alla speranza di poter centrare ancora il bersaglio grosso. “Incamerata questa sconfitta, pesante a tal punto della stagione, non potremmo non continuare a credere in questo campionato – ha esordito per primo il consigliere della società biancorossa Manciola – nonostante manchino quattro giornate e la classifica ci veda al di dietro del primo posto di due punti. Dall’occhio di noi in quanto società nulla è perduto. E sono sicuro che di riflesso sarà così anche nella testa dei ragazzi, dello staff, di chi si appresta ad affrontare questo rush finale. Ai nostri non abbiamo nulla da recriminare in materia odierna. Piuttosto, le recriminazioni per la sconfitta di oggi sono da riferirsi a qualche episodio dubbio e al fatto, piuttosto sfortunato, di non aver trovato il gol. Per il resto, abbiamo assistito tutti alla solita Ancona.” Non è mancata qualche scintilla di partenza dalla dirigenza ospite, a detta dello stesso Manciola, nei momenti subito conseguenti al triplice fischio. “Quel che mi è dispiaciuto principalmente è stato notare l’atteggiamento poco rispettoso del presidente ospite: la sua squadra ha vinto, ha potuto festeggiare un successo importante ma lui lo ha fatto cadendo di stile. Non aggiungo altro, anche se potrei. Ma da un dirigente avversario, specie se così importante come un presidente, mi attenderei atteggiamenti diversi”.
I binari della sfida, tesa e psicologicamente impegnativa forse anche per i riflessi arbitrali, hanno favorito il monito del patron anconetano Massimiliano Polci. Come nelle passate settimane, ancora orientato a richiedere più “collaborazione” dall’AIA. “La gara è stata un po’ particolare, inutile nasconderlo. La condotta arbitrale ha condizionato gli umori sin dai primissimi istanti. Dalle ammonizioni precoci, tutte nei primi otto minuti, ai nostri difensori, è scaturita poi la tensione che è sfociata nell’espulsione del mister. Gli altri episodi è inutile elencarli, spero solo che vengano rivisti ed attenzionati. Non solo dagli osservatori della terna in essere. Noi siam qui per collaborare, pur dovendoci fare qualche domanda. L’andamento della gara, e non solo di questa, ha subito qualche stortura a partire da terzi”.
Malgrado gli sviluppi negativi, anche secondo il presidente del sodalizio biancorosso non è tempo di gettare la spugna. “Mi piace vedere la partita di oggi come nuovo punto di inizio. Aver lasciato tutto sul campo farà da contraltare rispetto al risultato, che non ci ha consegnato punti potenzialmente fondamentali. Quello che vorrei dire e far capire a tutti è che abbiamo ancora a portata di mano il possibile obiettivo. Quindi sono sicuro che chiuderemo il campionato con la stessa attenzione e concentrazione che ci ha contraddistinti per così tanto tempo. Noi ci crediamo e per ringraziare i tifosi, che ci credono sicuramente con noi, proveremo fino all’ultimo a ottenere il miglior epilogo possibile”. Non è finita finché non è finita, insomma, per l’Ancona.
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