Il 21enne ex calciatore del Monticelli salutato nei funerali da una folla immensa
Serenità e fiducia erano i dogmi di Luca Bernabei, le tre parole che ripeteva sempre agli amici tra il suo inconfondibile sarcasmo e la sua eccentrica bontà. Anche e soprattutto per questi motivi, stamattina una marea di amici, conoscenti e compagni di squadra si sono uniti al dolore della famiglia che ha pianto un figlio, un fratello, un nipote, una persona speciale.
Luca Bernabei lascia la sua vita terrena a soli 21 anni, accerchiato d’affetto al funerale nella parrocchia di San Luca Evangelista a Villa Pigna, Ascoli Piceno. Sulla bara un pallone da calcio, sua immensa passione, donato dall’Ascoli Calcio con le firme dei calciatori, una maglia della Vigor Folignano, squadra per cui doveva andare a giocare ma che di fatto non è mai riuscito. Una sciarpa degli Ultras 1898, tra i tanti che in questi mesi hanno organizzato una raccolta fondi per sostenere le visite mediche che ormai, purtroppo, non serviranno più.
Al primo banco mamma Natascia sconvolta dal dolore, così come la sorella Giorgia. E papà Ermanno, che non troppe settimane fa si commuoveva sul palco della presentazione dell’Ascoli Calcio: “Spero che a fine campionato io e mio figlio saremo qui insieme a festeggiare la promozione”, ed ora, il giorno dopo la vittoria del derby, è lì a piangere il suo campione che nessun calciatore potrà mai superare.
“Non è giusto che una famiglia pianga cosi” ha detto aprendo la funzione Don Francesco, concelebrando con Don Giampiero. Toccanti anche le testimonianze di chi ha voluto bene a luca. “Mi bastava semplicemente stare con te e raccontarti tutto. Sono arrabbiata con la vita ma le sono anche grata per averti vissuto. Ti dedico ogni mio traguardo e anche ogni sconfitta. Riposa e proteggimi” ha detto la cugina Giada. “Sembrava ieri che ci citofonavamo per andare a giocare – sono gli amici di sempre, per sempre – Al di fuori del campo le abbiamo fatte tutte. “Serenità e fiducia” era il nostro motto, il tuo sarcasmo e la tua bontà saranno elementi difficili i cui fare a meno. Sei un duro”.
“Ripenso a tutte le marachelle, tutte le sere che parlavamo e nonostante il male dicevi: “Sto tutto bene, non rompere”. Dovevo essere io, il più grande, a dare consigli ma qui il più grande sei stato tu” racconta ancora chi gli ha voluto bene ed è stato vicino fino alla fine. Anche la Croce Rossa ha voluto lasciare un ricordo: “La tua tenacia è stata un esempio”. All’uscita della Chiesa, fumogeni e palloncini a forma di pallone lasciati al vento. Da lassù, Luca ne avrà stoppati almeno un paio, protetti e scaraventati in fondo alla rete.
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