Sede a Montecarotto, attesa per metà marzo
E’ attesa per la metà di marzo l’asta che metterà in vendita Terre Cortesi Moncaro, la più grande cooperativa vitivinicola delle Marche con sede a Montecarotto (provincia di Ancona), travolta dal crac e ora in liquidazione coatta amministrativa.
Da definire data e piattaforma di vendita (si attende l’autorizzazione del Mimit), ma è certo il valore base d’asta: 13.028.190 euro per i beni immobili (opifici, 3 cantine, 65 ettari di vigneto, terreni e magazzini), e 1.080.000 euro il valore dell’avviamento con beni immateriali che comprendono, tra gli altri, le 52 etichette registrate e protette.
La volontà del Ministero, alla base della liquidazione coatta, è quella di salvaguardare il rapporto con il territorio e la filiera produttiva, per questo a parità di offerta saranno privilegiate nell’asta le offerte aggregate, in particolare per quanto riguarda il polo produttivo di Montecarotto, tra le principali realtà del Verdicchio. Nella perizia stilata dalla commercialista jesina Simonetta Romagnoli e l’agronomo Giovanni Cimarelli, la sede è valutata 6.589.690 euro, di cui 2.369.000 euro la cantina, 546.360 euro il ristorante e 176.400 euro la bottaia. Fissata a 1.220.500 euro la base d’asta per la Cantina di Camerano, 2.380.500 euro la Cantina di Acquaviva Picena; per i poderi 1.455.500 euro Castelplanio, 1.052.000 euro Rosora, 330mila euro Poggio San Marcello.
In ‘dote’ all’acquirente, o agli acquirenti, andranno i solidi rapporti con i produttori locali, ed in particolare con la cooperativa Uve Unite di Montecarotto: l’accordo siglato dal commissario, vede per sei anni “Uve Unite” impegnata a conferire l’uva a Moncaro, in cambio di un prezzo equo. Inoltre, l’azienda in Svezia si è aggiudicata un bando di gara del monopolio statale per la fornitura di Rosso Piceno biologico: 376 punti vendita da giugno 2026.
Nello schema delineato dal commissario ministeriale, Giampaolo Cocconi, con il concorso del direttore generale del Mimit, Giulio Denaro, la vendita degli asset unita ai risultati lusinghieri della vendemmia 2025 (50mila quintali di uve raccolte) e alla ripresa delle vendite sia sul mercato interno che nell’export, darà ossigeno alla pesante situazione debitoria che nel 2024 ha condotto la coop nell’abisso. Con investimenti spericolati, e affidamenti altrettanto ‘border line’ da parte di banche e società finanziarie, concessi a fronte di un deficit che stava già emergendo, l’istruttoria ministeriale ha fotografato 76 milioni di passivo richiesti da una lunga lista di creditori. Di questi, solo 31 milioni sono stati ammessi al pagamento: fuori banche e società finanziarie, saranno dunque privilegiati pagamenti a dipendenti e a coloro che conferiscono le uve.
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