Una manita di candidati sindaco come 6 anni fa. 453 aspiranti (99 in meno rispetto al 2020) per 32 posti in Consiglio. 36.441 i votanti, 27 i centenari, 170 i giovani chiamati alle urne per la prima volta
Qualunque ‘parte’ vincerà in questo maggio poco odoroso, il primo obiettivo sarà quello di far dimenticare il ‘precoce autunno’, il settembre scorso che incoronando Francesco II. (Acquaroli) governatore delle Marche ha visto Macerata per la prima volta senza rappresentanti in Regione.
Sono 36.441 gli elettori (dei quali 81 cittadini comunitari UE): 170 ‘chi la prima volta’, 27 i centenari (al plurale per comodità). 453 i candidati consiglieri per 32 posti, 99 meno dell’ultima volta (552). Rispettata invece la ‘regola del 5’ per i candidati sindaco: una manita sicut 6 anni fa. Sedici liste: sette del centrosinistra, sei del centrodestra, una per gli altri candidati. Il sindaco uscente ha sfogliato la classica margherita (niente emme maiuscola, proto: quella politica e’ sfiorita da tempo) per poi cedere alle pressioni di Acquaroli e Salvini come chi scrive aveva anticipato. Sandro Parcaroli, ‘homo novus’ tuttavia conosciuto come imprenditore di successo e mecenate, vinse al primo turno chiudendo il ciclo ventennale del Centro sinistra alla guida del capoluogo. Fu Giorgio Meschini, poulain di Ciaffi (fresco novantenne, auguri Adriano!) a prendere il posto di Anna Menghi defenestrata da un putsch di Palazzo, consigliera regionale fino a settembre non presente a questa ‘grand boucle’.
Per Parcaroli il ‘grido di battaglia’ scelto è: Macerata continua a crescere.
Gianluca Tittarelli (coalizione di centrosinistra) è in questa tornata elettorale l’homo novus, anzi novissimus. Il suo motto: “Si riparte”. A Macerata da Roma sono arrivati a sostegno Schlein, Bonaccini e molti leaders del Campo Largo.
Abbiamo citato per primi i due competitor più forti (sulla carta of course) e un po’ ci dispiace che non ci sia stato un faccia a faccia tra i due: i confronti – pochi peraltro- per rispetto ad una universal par condicio si sono risolti collettivamente sul numero di cinque. Scarse le pur feconde ‘pubbliche e vicendevoli provocazioni’ affidate ai media. Parcaroli ha lanciato a Tittarelli un’ironica proposta di assunzione come city manager del centro storico, e lui in risposta ne ha richiesto “il voto, basta il voto”. Troppo poco
Qualche maldipancia da entrambe le due ‘armate’? Per il centrosinistra questo pare testimoniato dalla discesa in campo di Marco Sigona (nel 2020 a supporto del candidato sindaco Ricotta) che chiede una città con più effettiva partecipazione alla ‘Res Publica’ dove tutti siano chiamati a decidere. Gorgoglii anche dalla pancia del centrodestra con Giordano Ripa che invoca indipendenza dai centri di potere ed autentica forza rappresentativa. Sostiene Mattia Orioli per il Terzo Polo un nutrito gruppo di movimenti. Il suo slogan: “Sostituire all’io il noi” proponendo pure il ritorno ai Consigli di Quartiere. E garantisce, Mattia in caso di ballittaggio che non darà indicazione di voto ai propri sistenitori. Ne’ destra, ne’ sinistra. Centro unica verità.
Com’è andata la campagna elettorale? Tranquilla rispetto a qualche tempo fa, sperando che questa calma non preluda all’amaro bagno della scarsa affluenza ormai invalsa anche nel voto dei comuni.
Infine. a che punto è la notte? L’una e l’altra coalizione sono assai ottimiste. Il pensiero prevalente ci sembra non correre ad un possibile ballotaggio (7 e 8 giugno) ma al toto assessori. E a qualche storico pare di rileggere alcune pagine della Rivoluzione francese: quelle della ‘loi des suspects’ .





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