Tanti appassionati al convegno organizzato da Simone Zoppini e Paolo Paoloni dello Juventus Club di Jesi
di Gianluca Fenucci
“Paolo Rossi era un ragazzo come noi” cantava Venditti. L’idolo di una generazione, il centravanti della Nazionale che vinse il memorabile Mondiale del 1982, facendo piangere il Brasile dei fenomeni, il calciatore preferito da Bearzot e dal Presidente Sandro Pertini, se n’è andato a 64 anni, la sera del 9 dicembre 2020 colpito da un male vigliacco, ma è più vivo che mai. E’ qui, con noi.
“Nessuno muore finchè vive nel cuore di chi resta”, scriveva Foscolo. E chi vive nei ricordi. E così la serata senigalliese al circolo La Fenice, organizzata con sagacia dal gestore Simone Zoppini e da Paolo Paoloni dello Juventus Club di Jesi, si trasforma in un lungo, sentito, emozionante e mai retorico ricordo di Paolo Rossi, un’icona, uno degli attaccanti più forti del mondo, che ha vestito maglie prestigiose partendo da Santa Lucia, anonima frazione di Prato. C’è anche Federica Cappelletti, la moglie di Paolo Rossi, al circolo La Fenice a presentare “Quanto dura un attimo”, la biografia scritta dal campione nel 2019. E Federica Cappelletti, madre di Maria Vittoria e Sofia Elena, le due figlie di Rossi che era già padre di Alessandro, è stato bello ripercorrere il viaggio sportivo e personale di un uomo vero, che si è distinto per le sue prestazioni ed i suoi splendidi gol negli stadi, ma che è stato campione anche nella vita, con la sua umiltà, la sua dolcezza, la sua eleganza, la sobrietà.
La moglie dell’indimenticabile bomber azzurro ha risposto alle tante domande che Paolo Paoloni e i molti appassionati intervenuti a La Fenice le hanno rivolto e lo ha fatto svelando particolari e aneddoti;: dal primo allenatore che diede fiducia a Rossi, GiBi Fabbri del Vicenza, a Enzo Bearzot (“senza il quale Paolo non sarebbe esploso”) alle notti magiche di Spagna ‘82, soprattutto quella dello stadio Sarrià di Barcellona quando le 3 reti segnate dal Pablito nazionale affondarono la corazzata brasiliana di Zico, Falcao, Junior e Socrates tanto che un tassista di San Paolo riconobbe a bordo del suo taxi Rossi in vacanza anni dopo e lo fece scendere perché responsabile di aver causato la tragedia di un popolo. Scorrono i ricordi anche grazie al dott. Vincenzo Felici, farmacista di Ancona, innamorato di calcio come pochi e collezionista di memorabilia e gadget unici. E scorre qualche lacrima mentre Federica Cappelletti racconta anche il lato umano di Paolo Rossi, un campione vero, un campione come non ne nascono più.
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