Aggressione ai tifosi del Fano: a perdere è tutto il mondo del calcio

L’aggressione ricevuta al Calbi di Cattolica dai tifosi del Fano è l’occasione per prendere le distanze da quanto successo e riflettere. Una riflessione che non può non partire dal fatto che a perdere è tutto il movimento calcio, gli sponsor, addetti ai lavori, sportivi, dirigenti, società e chiunque graviti nel mondo dello sport e del calcio in particolare. Talvolta si sente denigrare chi segue il calcio proprio perché qualche “testa calda” utilizza questi comportamenti che non c’entrano nulla con lo sport. Il calcio invece, così come lo sport in generale, è il luogo dove si conosce il rispetto. Dove si conosce l’allenamento per giocare di più e trovare maggiore spazio in squadra. Dove si fanno amicizie vere e dove c’è una palestra di vita fondamentale poi nel lavoro e nella vita in generale. Questo è lo sport. Dove non manca l’agonismo in campo, dove non manca qualche battaglia tosta per vincere i duelli ma dove a fine partita ci si stringe la mano e chi è più forte vince. E chi perde si allena meglio per fare ancora di più.

Quanto successo a Cattolica, con un’aggressione violenta quanto ingiustificata di qualche supporter di qualche squadra nei confronti di un gruppo di persone che avevano solo voglia di tifare la propria squadra, deve portare a riflettere di avere una cultura differente in ambito sportivo. Una cultura da coltivare e seguire nelle scuole, nelle famiglie, nelle scuole calcio con un solo obiettivo: educazione, rispetto dell’avversario, voglia di vincere lealmente e soprattutto mai e poi mai la violenza. Usare la violenza fa perdere tutto il movimento. Da chi si spende per lavare le maglie a chi organizza le cene di squadra, a tutti i dirigenti volontari che girano nel calcio dilettantistico senza considerare tutte quelle famiglie “per bene” che si allontanano e allontanano i propri figli da questo mondo a volte malato. Senza considerare gli sponsor che magari preferiscono passare alla larga da tali immagini abbinate alle rispettive aziende. Il calcio è altro. E oggi più che mai serve un’inversione di tendenza dove non si può tollerare la violenza e nè tantomeno un’aggressione vergognosa come quella odierna.

Andrea Busiello
Author: Andrea Busiello

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